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Politica e Sanità

27 Gennaio 2014

Farmaci irreperibili in farmacia: il cittadino li cerca e li trova online


Un farmaco antitumorale, da due mesi introvabile in tutte le farmacie di Roma, lo si può acquistare via internet, illegalmente e a prezzi molto più alti, come verificato da un privato cittadino e segnalato da un’associazione. «Il rischio che i cittadini non trovandoli in farmacia, si rivolgano alla rete per reperire i farmaci mancanti c’è ed è una delle conseguenze del fenomeno delle carenze ormai esteso a tutto il territorio e che noi denunciamo da tempo». Commenta così Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio la recente cronaca che ha come protagonista un cittadino romano che dopo aver contattato, con il supporto di un’associazione, tutte le farmacie della città, non riuscendo a reperire un chemioterapico, per uso umano ma nel caso specifico per la terapia di un animale da compagnia, lo ha cercato su internet dove era non solo disponibile ma offerto a prezzi 10 volte più alti. Il prezzo di vendita in farmacia del clorambucile, questo il principio attivo irreperibile, è infatti di 7 euro per una confezione da 30 compresse, mentre alcuni siti vendono le compresse a 3,66 euro l''una e fino a 244,89 euro per la confezione da 90 compresse. «La speculazione sulla differenza dei prezzi è enorme» prosegue Caprino «come pure i rischi per la salute. I farmaci irreperibili sono spesso antitumorali, antiparkinsoniani o antiepilettici e i danni che possono comportare se sono contraffatti sono sicuramente maggiori rispetto a quelli che possono derivare dall’acquisto di farmaci per la disfunzione erettile, che è tra i più comunemente venduti via internet e tra i più contraffatti. I Nas monitorano la rete, ma i siti in cui è possibile reperire farmaci sono tantissimi e la probabilità che siano contraffatti è molto alta». Secondo Caprino, dunque, «questi farmaci non dovrebbero mai mancare nelle farmacie italiane», ma il problema è più a monte: «I farmaci sarebbero dovuti restare fuori dalla Direttiva europea sulla libera circolazione delle merci. Bisognava scorporarli dalla norma comunitaria perché una scatoletta di farmaci è ben diversa da qualsiasi altro prodotto e non può avere le stesse logiche di mercato».
 
Simona Zazzetta

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