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Politica e Sanità

28 Gennaio 2014

Schito (Assofarm): Stabilità non sia freno a competitività, i Comuni collaborino


Se con la legge di Stabilità (147/2013) è stato dato un maggior controllo ai Comuni sui servizi pubblici locali, e in linea di massima anche sulle farmacie comunali, ci siamo attivati con Anci perché le amministrazioni siano al nostro fianco e perché la norma non si riveli un freno per le farmacie comunali che sono inserite in un sistema concorrenziale. A fare il punto Francesco Schito, (foto) vice presidente Assofarm, all’indomani della giornata di studio sulle novità introdotte dalla legge di Stabilità e sui riflessi sulle forme di gestione delle farmacie comunali. «In generale» spiega Schito «la legge, a detta dei giuristi, è scritta in modo oscuro e non ci sono certezze definitive. Il dubbio se sia applicabile o meno alle farmacie comunali c’è, ma occorre prendere in considerazione la peggiore delle ipotesi: l’unica chiarezza è che, in linea con lo spirito della legge, c’è un maggior intervento e una maggiore responsabilità dei comuni nella gestione delle aziende, pur con differenze di trattamento a seconda della forma, se azienda speciale, società o altro. Di fatto, si prevede per esempio l’autorizzazione di assunzioni, aggiornamento delle retribuzioni e altre spese, tutte voci però strettamente legate alla possibilità di effettuare investimenti per incentivare le vendite o perseguire determinati obiettivi. Esiste, è vero, una parziale deroga per le aziende speciali, ma anche per queste rimane necessaria un’autorizzazione preventiva come atto di giunta motivato». In linea di massima, «chi ha i bilanci in ordine - ed è la stragrande maggioranza delle farmacie, almeno intorno al 90% - non ha nulla da temere. A meno di amministrazioni particolarmente disastrate, non ci sarebbe motivo di pensare che il Comune faccia mancare l’autorizzazione a una voce che è vero che è una spesa in più ma che si traduce poi in una maggiore entrata. Mentre, rispetto al passato, l’ente locale in stato di dissesto che emette un’autorizzazione di questo tipo è responsabile in solido, vale a dire che risponde per danni erariale». Detto questo, «complessivamente la norma non è la fine del mondo ma nemmeno una situazione di cui essere allegri. Il problema è che, a differenza di altri servizi pubblici, come i trasporti o l’erogazione del gas, non agiamo in regime di monopolio, ma dobbiamo competere con le farmacie private e dover aspettare una delibera del comune per ogni investimento non ci favorisce di certo. Faccio un esempio: se un’azienda vuole aprire una farmacia in un centro commerciale, deve aspettare la delibera del comune che lo autorizzi all’assunzione di personale. Al momento, come associazione stiamo portando avanti i contatti con Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, già avviati durante il percorso della legge di Stabilità, e ci auguriamo che ci sia una partecipazione attiva dei comuni, che siano davvero al nostro fianco. Ora abbiamo un contratto più competitivo, ma il fronte normativo ci crea ostacoli: ci auguriamo che si possa lavorare insieme per superarli».

Francesca Giani

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