Politica e Sanità
06 Febbraio 2014Scende la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale e aumenta quella sostenuta dai cittadini. Il rapporto Osmed curato dall’Aifa e presentato ieri a Roma si riferisce ai primi nove mesi del 2013 e mostra una tendenza chiara; il direttore generale dell’Agenzia del Farmaco Luca Pani la riassume così: «Si riduce del 3,9% la spesa territoriale a carico del Ssn, pari a 8,8 miliardi di euro, mentre aumenta rispetto al 2012 (+11,2%) l''acquisto privato da parte dei cittadini dei medicinali di fascia A, rimborsabili dal Ssn. Si riduce, invece, dell''1,6% l''acquisto di medicinali di fascia C a carico del cittadino». Dal rapporto si desume che la spesa farmaceutica nazionale totale, comprensiva dei medicinali distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e di quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche, è stata pari a 19,5 miliardi di euro, il 74,7% dei quali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Il documento analizza anche le cause della riduzione della spesa pubblica: ha inciso una contrazione del 4,7% dei prezzi, mentre si è assistito a un lieve spostamento della prescrizione verso categorie più costose (+0,2%) e a un aumento nei consumi (+1,9% in termini di dosi giornaliere). La spesa privata, comprendente tutte le voci sostenute dal cittadino, è stata pari a poco più di sei miliardi di euro di euro e certifica un’affezione crescente degli italiani nei confronti dei farmaci. Sono 1 miliardo e 398 milioni le confezioni di medicinali vendute, per una media di circa 23 confezioni a testa, con una crescita del 2,0% rispetto ai primi nove mesi dell''anno precedente. Per certi versi preoccupante, si conferma in aumento anche il consumo di antibiotici, di cui sono state consumate 22,3 dosi giornaliere ogni mille abitanti con un aumento del 5,4% trainato dalle regioni del Sud. Ma in testa alla graduatoria di consumo e spesa restano i farmaci per l''apparato cardiovascolare, seguiti da quelli per l''apparato gastrointestinale e il metabolismo. Si conferma inoltre l’ampio utilizzo di antidepressivi.
Renato Torlaschi
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