Politica e Sanità
06 Febbraio 2014Le farmacie genovesi sono in grosse difficoltà: il 45% ha una solidità economica e patrimoniale inesistente, in un anno hanno perso circa 6 milioni di euro di fatturato e di recente si è registrata una chiusura per fallimento senza arrivare nemmeno al concordato. Tra le cause i costi di gestione, soprattutto del personale. Questo è il quadro tracciato a Farmacista33 da Giuseppe Castello, presidente dei titolari di Genova e, chiarisce, «descritto da uno studio di consulenti commercialisti commissionato da Federfarma Genova, che ha evidenziato non solo le difficoltà economiche, ma anche l’importanza della gestione imprenditoriale della farmacia come azienda, secondaria quando i tempi erano migliori, ma ora diventata imprescindibile. Pena, il rischio di fallire, come accaduto a una farmacia della città che ha chiuso per fallimento senza arrivare al concordato ed è ora gestita da un curatore fallimentare, o a un''altra per la quale si è aperto una procedura fallimentare».
I consulenti è stato dato mandato, prosegue Castello «hanno letto il bilancio del 2012 di 82 farmacie confrontandolo con quello del 2011 e hanno creato un benchmark differenziato in cluster per ampiezza della farmacia e fatturato. Tra i parametri delineati, oltre al calo ben noto dei fatturati, è emersa una difficoltà patrimoniale, in particolare nelle farmacie più grandi». Nello studio, la solidità patrimoniale è stata valutata come inesistente nel 45% dei casi e scarsa nel 25% e il fatturato, dal 2011 al 2012, è sceso da 104,3 milioni di euro a 97,9, con una perdita di 6,4 milioni di euro. Tra le cause di questo peggioramento, sottolinea Castello, «la crisi, la riduzione dei prezzi dei farmaci e i costi di gestione dell’esercizio su quali, per il 61%, pesa il personale. Non a caso» prosegue «le farmacie più piccole dove ci sono meno dipendenti e spesso lavorano i familiari del titolare, subiscono meno l’impatto ma nell’analisi non ha tenuto conto del costo del lavoro del titolare».
E conclude: «La nostra professione non ha aspetti solo tecnici e scientifici, ma deve includere anche competenze nella gestione e nell’imprenditorialità che dovranno assolutamente rientrare nei programmi delle scuole di formazione».
Simona Zazzetta
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