Politica e Sanità
17 Febbraio 2014Negli Stati Uniti la figura del farmacista sta mutano rapidamente, assumendo una connotazione meno limitata alla semplice dispensazione e più orientata verso un supporto clinico al paziente. Lo dimostra per esempio la catena californiana delle Clinicare Pharmacy, dove seguire da vicino i pazienti con malattie croniche e politerapie è la norma, e la collaborazione con il medico di famiglia è consolidata, tanto che in alcuni casi il medico stesso è presente in farmacia una volta alla settimane. In ogni caso non c’è discussione sulle competenze anzi, farmacista e medico lavorano meglio e più sereni sapendo di operare in tandem. Non è ancora così in tutti gli Stati: la California è quello che ha concesso maggior flessibilità alla professione del farmacista consentendogli di praticare vaccinazioni e fornire, a determinate condizioni, anticoncezionali e medicinali per i viaggiatori; in alcuni Stati il farmacista può prescrivere farmaci su diagnosi del medico; New Mexico e North Carolina incoraggiano il farmacista a prendersi maggiori responsabilità cliniche. Comunque, la tendenza generale è questa, tanto che anche un colosso come CVS Caremark ha di recente scelto di non vendere più prodotti contenenti tabacco per migliorare la salute dei suoi clienti. Il farmacista sarà sempre più uno degli attori che promuovono la salute pubblica, dal consiglio alla presa in carico delle terapie, perché sta diventando necessario ridurre il carico di lavoro degli ospedali e dei medici. Con la nuova legge sanitaria nazionale, infatti, milioni di persone avranno diritto alla copertura sanitaria e ciò potrebbe tradursi in un incremento di ricoveri ospedalieri non necessari. Ecco quindi che il farmacista diventa un tassello indispensabile per ottimizzare le cure, alleggerire il carico sui medici di medicina generale e contenere la spesa sanitaria. Naturalmente non mancano le polemiche: l’American medical association è contraria alla possibilità che un farmacista possa effettuare prescrizioni senza la supervisione di un medico; obiezione aggirata in California con un emendamento che limita la tipologia di farmaci prescrivibili dal farmacista. «Siamo i più istruiti e sottoutilizzati professionisti della salute» protesta R. Pete Vanderveen, decano della USC School of pharmacy, «non servono otto anni di studi e un dottorato professionale per riempire un flacone con delle pillole». Più conciliante Stacie Maass, vicepresidente senior dell’American pharmacists association, «non intendiamo diventare il primo riferimento di cura per tutti i pazineti, vogliamo solo entrare a far parte del team». (E.L.)
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