Politica e Sanità
19 Febbraio 2014Sette farmacie chiuse per fallimento conclamato, una settantina in grossa difficoltà. Anche per le farmacie di Napoli e provincia il bilancio della crisi è piuttosto pesante in questa fase ed è proprio sull’onda delle criticità finanziarie che la Federfarma locale ha organizzato un incontro con i commercialisti di riferimento della zona, “al fine” spiega la lettera di presentazione “di coinvolgere tutti i professionisti che affiancano le farmacie nella contabilità economico finanziaria”. Un incontro che, spiega Michele Di Iorio, (foto) presidente di Federfarma Napoli «è andato al di là delle mie attese, visto che sono convenuti 37 commercialisti, in alcuni casi anche non del settore ma molto interessati alla situazione». Non sono mancate le indicazioni interessanti, come spiega il rappresentante dei titolari napoletani, che ribadisce una sua convinzione. «Il farmacista deve stare in farmacia che è e deve restare un’azienda familiare. Non esiste» aggiunge «il farmacista manager o meglio, un manager il farmacista lo è sempre stato, anche 80 anni fa ma probabilmente non lo sapeva. Oggi» continua Di Iorio «paghiamo lo scotto di una crisi che è cominciata nel ’93 ma che è stata realizzata molto in ritardo, perché i farmacisti, in alcuni casi, non sono stati in grado di gestire la situazione». Da qui le proposte emerse nel corso dell’incontro. «La prima cosa» spiega Di Iorio «è la didattica gestionale. Al farmacista mancano elementi basilari e per questo organizzeremo degli incontri presso le nostre sedi istituzionali, nei quali i commercialisti convocheranno i propri clienti e insieme si affronteranno i nodi problematici. Bisogna far capire che ci sono parametri sotto i quali non si può scendere come, per esempio, il fatto che il costo del personale non può essere sopra il 10%». Oltre «all’educazione alla corretta gestione» bisogna «ridefinire i rapporti con il sistema finanziario e con quello distributivo e stabilire accordi che permettano di vedere chi è salvabile nella categoria». Ma Di Iorio non dispera «il mio ruolo mi condanna a essere ottimista» conclude.
Marco Malagutti
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