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Politica e Sanità

21 Febbraio 2014

Vaccino antinfluenzale, quest’anno negli Usa è particolarmente efficace


Il vaccino per il 2013-2014 è più efficace rispetto a quello della scorsa stagione invernale nel proteggere gli americani dal virus dell’influenza. L’annuncio è stato dato dai Centers for disease control and prevention (Cdc) che, nel comunicare i dati aggiornati, ne hanno sottolineato l’importanza specialmente per le persone giovani e di mezza età, che tradizionalmente ricorrono alla vaccinazione in misura minore, salvo poi costituire una parte importante dei ricoveri dovuti alle conseguenze dei virus influenzali. Gli esperti dei Cdc hanno valutato al 61% la riduzione del rischio della necessità di farsi visitare da un medico per le persone vaccinate, mentre l’efficacia era stata del 51% lo scorso inverno e, in alcuni anni passati, appena del 40%. La protezione offerta dall’attuale vaccinazione si è dimostrata solida per tutte le fasce d’età: si va dal 67% per i bambini e i ragazzi dai sei mesi ai 17 anni, al 60% per gli adulti (dai 18 fino ai 64 anni) per mantenersi comunque a un 52% per gli ultrasessantacinquenni, percentuale particolarmente buona se confrontata con il 32% dello scorso anno. È da segnalare infine che la protezione è altrettanto efficace per tutti i ceppi influenzali riscontrati e in particolare per il tipo A/H1N1. Si tratta del virus della cosiddetta influenza suina, identificato per la prima volta nel 2009, da allora presentatosi in tutte le stagioni successive e oggi largamente predominante. Ovviamente si tratta di dati parziali, poiché la stagione influenzale non è ancora finita, e sono frutto di uno studio condotto su 2.319 adulti e bambini che si sono rivolti al medico con sintomi di malattie respiratorie acute tra il 2 dicembre 2013 e il 23 gennaio 2014. Nel rilevare i buoni risultati ottenuti, il direttore dei Cdc Tom Frieden ha comunque consigliato i medici di trattare tempestivamente con farmaci antivirali i pazienti che presentano sintomi influenzali, senza attendere i risultati dei test di laboratorio, particolarmente se si tratta di soggetti a maggior rischio di complicazioni: asmatici, diabetici, obesi o con patologie polmonari.

Renato Torlaschi

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