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Politica e Sanità

24 Febbraio 2014

Carenze in Gb, Npa: nella filiera ognuno risolva i propri problemi


Quando si parla di carenze di farmaci nessun passaggio della filiera è senza colpa: industria, distributori e farmacie «devono prima risolvere i problemi di “casa propria” per poter arrivare a una soluzione del problema». A esprimersi così è Mike Holden, amministratore delegato della National pharmacy association (Npa), associazione di categoria per le farmacie di comunità in tutto il Regno Unito, nel corso della conferenza della Sigma Pharmaceuticals svoltasi nei giorni scorsi in Messico. Holden, intervenendo nel dibattito sulle carenze, tema molto sentito non solo in Italia ma anche in Inghilterra, ha ricordato che «in alcuni paesi sono previste sanzioni nel caso non si riesca a evadere la richiesta di un paziente entro 24 ore, ma anche incentivi se la richiesta viene soddisfatta entro questo lasso di tempo. Forse dovremmo sederci a un tavolo» aggiunge, riferendosi alle normative inglesi in merito «per ripensare il sistema». Tra le proposte suggerite, quella dell’Associazione britannica dei grossisti farmaceutici che vorrebbe ridurre a 6 il numero di richieste per paziente da inviare alle farmacie quando un farmaco non è reperibile. Un primo passo, secondo l’associazione «per riuscire a capire perché un farmaco non è disponibile alla prima richiesta, dove andare a cercarlo e quanto tempo si impiega per ottenerlo».
Sul fronte dell’industria è stato ricordato che bisogna tener conto delle tempistiche della produzione. «Per “fabbricare” un prodotto serve almeno una settimana» ha affermato James Aylott, direttore commerciale di Kent Pharmaceuticals, azienda produttrice di generici e grossista, «dunque se si presenta una carenza è estremamente difficile per un produttore reagire con tempestività a una richiesta. Inoltre, non è semplice procurarsi i principi attivi, per esempio se c’è bisogno di penicillina l’unica fonte è un produttore che si trova in Cina e impiega un anno per inviarlo nell’impianto pronto per avviare la produzione». Tra le voci nel dibattito qualcuno ha anche paragonato le linee di produzione dell’industria alle superpetroliere, dove «”switchare” da un prodotto a un altro comporta un enorme sforzo logistico». Il dibattito resta quindi aperto, anche perché secondo gli esperti, l''industria inglese riesce a coprire il 115% del fabbisogno del mercato naizonale, dunque, come sottolineato da Phil Neale dell''Mhra, «sono molti i fattori che condizionano la disponibilità di un farmaco, non solo la sua esportazione».

Simona Zazzetta

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