Politica e Sanità
27 Febbraio 2014Il decreto ratificato dall’ultimo Consiglio dei ministri del Governo Letta, con il quale viene, di fatto, autorizzata la vendita online dei farmaci senza ricetta, ha aperto il dibattito sulle ricadute professionali ed economiche per la categoria. Farmacista33 ha chiesto un’opinione a due esperti del settore Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti dello studio Guandalini di Bologna, un’opinione in materia. Le conclusioni? Molto utile sul fronte della tracciabilità del farmaco quanto alla resa economica non sembra granché promettente.
Il commercio online dei medicinali pone due distinti problemi. Dal lato professionale, non bisogna dimenticare che il farmaco non è un bene di consumo qualunque: proprio parlando di commercio online il direttore dell’AIFA Pani ebbe a dire, durante una riunione al tavolo per la remunerazione nell’autunno 2012, che «nel mondo del farmaco, in fondo a una catena di errori spesso c’è un cadavere». Quindi ben vengano norme severe su tracciabilità ed affidabilità dei siti di vendita online.
Sotto il profilo imprenditoriale, invece, si ha la sensazione che manchi negli operatori la consapevolezza del modello di gestione di una attività online. La vendita via internet per le economie fondate sul mondo degli atomi (quelle dei beni fisici, molto diverse dal mondo dei bit immateriali in cui i costi tendono a zero) può diventare enormemente profittevole solo se si investe su strutture logistiche accentrate (il modello è, ovviamente, Amazon, una sorta di Sears/Postalmarket del nuovo millennio), in modo da replicare il modello c.d. della «coda lunga» (prendiamo a prestito il titolo dal libro The long Tail di Chris Anderson) tipico dei mercati digitali, in cui i leader dominano il mercato, ma le economie di scala lasciano posto a tutti i prodotti (che riempiono, appunto, la «coda lunga» della curva di mercato).
Per la singola farmacia è pressoché impossibile generare volumi di vendite online sufficienti a ripagare, con i margini necessariamente ridotti da prezzi concorrenziali, l’investimento iniziale, per quanto modesto, ed i costi di gestione. Il valore medio a confezione e il valore medio scontrino negli acquisti di medicinali Otc/Sop sono molto bassi (infatti alcuni produttori hanno introdotto confezioni di 36 pezzi per aumentare i valori a confezione), per cui spesso il costo di gestione dell’ordine singolo (contando spese di spedizione e costo del lavoro di confezionamento) è molto superiore al margine della vendita.
Inevitabilmente, se il modello delle vendite online di Sop e Otc prendesse piede tra i consumatori (specie tra chi si cura con il “dr. Google”), si arriverebbe ad una forte concentrazione delle vendite su pochi siti leader (che stanno nella “testa corta” del mercato), quelli che avranno più successo gestendo meglio il rapporto di visibilità con i motori di ricerca.
Insomma, uno su mille ce la fa: se saremo fortunati, sarà un drappello di farmacisti; se va male, sarà un leader (chiamiamolo “Farmazon.it”, visto che esiste già il Pharmazon.gr) che nel tempo chiederà (e forse otterrà) la soppressione dell’esclusiva delle farmacie.
Sarebbe invece da esplorare, con opportuno supporto informatico, un servizio di prenotazione online del farmaco da ritirare in farmacia: un’interfaccia glocal che semplifichi la vita agli utenti che gravitano sulla singola sede, fidelizzandoli (ed evitando i mugugni al “torni dopo le 16”).
Marcello Tarabusi
Giovanni Trombetta
Studio Guandalini Bologna
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