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Politica e Sanità

10 Marzo 2014

Scioscia (Fnpi): da grossisti condizioni penalizzanti per parafarmacie


Minimi d’ordine di anche 200 euro per riuscire a essere riforniti, sconti di anche il 20% in meno, tempistica di pagamento penalizzante, listini diversi per farmacie e parafarmacie. Sono le condizioni applicate in alcuni casi alle parafarmacie dalla distribuzione intermedia, secondo quanto racconta Giuseppe Scioscia (foto) presidente della Federazione nazionale parafarmacie Italiane (Fnpi). Lo spunto arriva da un documento pubblicato sul sito del Movimento nazionale liberi farmacisti, che tempo fa, si legge, «aveva inviato all''Associazione Distributori Farmaceutici e ad altri organismi istituzionali la segnalazione di alcuni comportamenti applicati dai distributori dei farmaci nei confronti delle parafarmacie», tra i quali, per citare quelli che riguardano i pagamenti, «sistema di pagamento della merce ordinata difforme da quello richiesto alle farmacie territoriali e particolarmente oneroso con modalità factoring a prelievo diretto sul conto bancario, a contrassegno, anticipato a scalare sugli ordini, pur in presenza di solvibilità assolta», ma anche «pagamenti nella migliore delle ipotesi a 30 giorni fine mese, mentre quello più utilizzato è il Rid bancario a 15 giorni, e di spese per il trasporto merce per chi non supera un fatturato mensile (3.000 euro) per tutte le categorie di prodotti ordinati, senza divisione alcuna in 30 e 60 giorni, rispettivamente per alimenti o prodotti di natura diversa (integratori alimentari, parafarmaci, medicinali e così via». «È vero, la situazione è così» racconta il rappresentante delle parafarmacie, «e talvolta non sono solo alcuni grossisti a seguire questa condotta, ma anche alcune case farmaceutiche. Faccio alcuni esempi per quella che è la mia esperienza: da due depositi mi viene richiesto un minimo d’ordine di 200 euro, che per una parafarmacia può essere molto, e se non raggiungo quella cifra mi tocca mettere insieme gli ordinativi di 3-4 giorni. Il problema però è che perdiamo clienti: non possiamo dire, come in farmacia, “ripassi nel pomeriggio”». Un problema di logistica? «Ho una farmacia a distanza di 200 metri: come consegnano a loro potrebbero consegnare a noi. Credo invece sia una sorta di strategia commerciale: alcuni grossisti non vogliono inimicarsi le farmacie, senz’altro clienti che fatturano sensibilmente di più». E dal punto di vista degli sconti, «le condizioni sono molto diverse: gli sconti in nostro favore possono essere anche del 20% in meno, se non di più. E addirittura qualche rappresentante ci dice di avere due listini, uno, più conveniente per le farmacie, e uno per le parafarmacie. Idem per le condizioni di pagamento, più penalizzanti per noi. Sono situazioni queste su cui, a mio parere, dovrebbe intervenire l’Antitrust». E poi c’è la pubblicità, «che non cita mai la disponibilità di un prodotto anche in parafarmacia, inducendo le persone a ritenere che da noi quel prodotto non lo si possa trovare».

Francesca Giani

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