Politica e Sanità
11 Marzo 2014Mettere a sistema servizi territoriali, come per esempio attività diagnostiche di prevenzione e consulenze con professionisti, che valorizzino il punto vendita e lo rendano un nodo di riferimento per la popolazione. È questo uno degli obiettivi a cui sta lavorando Vifarm, la prima cooperativa delle parafarmacie a respiro nazionale, secondo quanto spiega il presidente Stefano Migliori. «Siamo nati come gruppo di acquisto con l''obiettivo di fornire condizioni migliori, in termini commerciali e finanziari, rispetto a quelle che il singolo punto vendita otterrebbe sul mercato. Non offriamo solo fornitura di prodotti a costi agevolati, ma riusciamo, attraverso accordi quadro nazionali con fornitori o società di consulenza, a ottenere un abbattimento dei costi di gestione dei punti vendita – per esempio attraverso la fornitura di server e gestionali – e proponiamo alle parafarmacie anche consulenze gratuite di carattere commerciale. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo praticamente costi di struttura e rigiriamo senza ricarico le condizioni che stipuliamo con i fornitori». Al momento, «siamo circa in 100 associati, quasi in tutta Italia. Più forte è la nostra presenza in Lazio e in Sicilia, mentre in termini di fatturato in cima alla classifica c’è la Lombardia. La nostra filosofia non è quella del franchising o della catena: ci teniamo a valorizzare il singolo imprenditore. Ma stiamo studiando un marchio di riconoscimento che sia identificativo di un servizio di qualità e che sia basato su un’offerta di servizi». Allo studio infatti «ci sono servizi territoriali, consulenziali, quali la disponibilità di nutrizionisti o infermieri, o di prevenzione, quali la misurazione della pressione. Già adesso, sulla base delle possibilità previste dalla legge, che variano da Regione e da Asl, le parafarmacie offrono servizi sanitari alla popolazione. Nostra intenzione è di mettere a sistema questa offerta in modo da garantire una risposta alla popolazione, laddove non è disponibile attraverso il servizio sanitario, e valorizzare i nostri punti vendita».
Francesca Giani
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