Politica e Sanità
04 Aprile 2014Dove deve andare la professione? E' questa la domanda di fondo che ha caratterizzato il dibattito pomeridiano di FarmacistaPiù dal titolo inequivocabile "Professione farmacista: patrimonio dei saperi e legittimazione del ruolo". «E' un momento di grande confronto con l'Università" ha spiegato il segretario Fofi Maurizio Pace che ha introdotto l'incontro «nell'ottica di qualificare le competenze alla luce dell'evoluzione professionale favorita dalla farmacia dei servizi». «La farmacia deve ripensare la sua missione" ha sottolineato Eugenio Gaudio, preside della Facoltà di Farmacia alla Sapienza di Roma. Ed è a partire da questo presupposto che la facoltà romana ha introdotto corsi di patologia clinica, di psicologia, di erboristeria e omeopatia, di tossicologia.«Tutte conoscenza basilari per il farmacista che si mette in relazione con il paziente non più solo come preparatore galenico e dispensatore». Il presidente della conferenza dei presidi delle facoltà di farmacia Ettore Novellino, dal canto suo, ha passato in rassegna l'evoluzione della professione dal 1978, anno dell'introduzione del Servizio sanitario nazionale fino a oggi per arrivare a concludere che «non si può stare fermi. Bisogna adeguare i saperi che l'Università trasmette a quello che il mondo della professione richiede». Ed è per questo che dal luglio scorso è stato aperto un tavolo dedicato alla discussione della riforma del corso di laurea in Farmacia. E nel progetto di revisione del piano di studi ha un ruolo fondamentale il tirocinio che, spiega Novellino «andrebbe rivisitato nei contenuti. L'obiettivo è di definire con più dettaglio che cosa si debba insegnare nell'esperienza in farmacia, di modo che i contenuti siano di integrazione e completamento della parte teorica affrontata in aula e soprattutto vengano veramente valorizzati gli aspetti della vita professionale». Per questo è importante anche l'attivazione del meccanismo dell'Ecm, come conferma Felice Ribaldone, rappresentante della Fofi in Commissione nazionale che sottolinea come nel passaggio dalla quantità alla qualità della formazione sia «importante riconoscere al tutor i crediti che ha acquisito».
Marco Malagutti
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