Politica e Sanità
08 Aprile 2014«Attenzione alle false sicurezze che potrebbero essere indotte da un logo». Sul recente recepimento della direttiva Ue 62/2011, che consentirà anche in Italia la vendita online di farmaci per automedicazione, Maximin Liebl, (foto) presidente dell’Ordine di Bolzano e delegato Fofi nella Pgeu, la Federazione europea dei farmacisti, esprime molti dubbi.
In particolare, le perplessità sono legate all’adozione di un logo comune a tutti gli Stati membri dell’Unione europea per le farmacie autorizzate a vendere medicinali online. In teoria, il logo dovrebbe servire per verificare la legittimità della farmacia e aiutare i cittadini europei a fare una scelta informata al momento dell’acquisto dei medicinali su Internet. «L’acquirente si sentirà più sicuro, ritenendo la vendita autorizzata dal Paese di origine del sito; – spiega Liebl – ma noi siamo sempre stati contrari perché un logo è facilmente falsificabile. La Commissione europea non ha voluto ascoltarci».
Una battaglia è però stata vinta: in un primo momento era stato proposto di utilizzare come logo la classica croce verde, «ma non è possibile, in alcuni Paesi è addirittura registrato». Quale sarà dunque il simbolo identificativo della vendita autorizzata online? «Non è ancora stato pubblicato – dice Liebl – ma si sa già che sarà la croce medica; non sappiamo come mai i medici non si siano opposti, magari non hanno ancora realizzato che sarà utilizzata la loro croce».
La Direttiva regola esattamente cosa può essere venduto e come, ma servirà a contrastare contraffazione e vendite illegali di farmaci? Secondo Liebl è improbabile che questo avvenga: «anche nei Paesi, come gli Stati Uniti, dove la vendita online è abbastanza rilevante, i farmaci legali ne costituiscono una percentuale piuttosto bassa. Inoltre, non vi sarà nessun impedimento perché un sito estero possa vendere farmaci Otc in Italia». Certo, dovranno essere siti autorizzati, ma il rischio è che un utente poco attento possa essere tratto in inganno.
Renato Torlaschi
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