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Politica e Sanità

10 Aprile 2014

Conasfa, riorganizzare il lavoro per favorire evoluzione professione


Una nuova cultura organizzativa del lavoro per essere al passo con la programmazione dei nuovi orari di apertura della farmacia e la gestione dell''aggiornamento, nonché un riconoscimento delle nuove prestazioni e della formazione attraverso gli accordi sulla remunerazione e sulle convenzioni. Sono queste alcune delle conclusioni che il Conasfa ha tirato a margine di FarmacistaPiù, in cui è stata rilanciata la riflessione sull’evoluzione della professione identificando, tra le direttrici principali, la pharmaceutical care, la continuità di monitoraggio tra il farmacista ospedaliero e quello di comunità, la necessità di aggiornarsi sulle molecole biologiche. Evoluzioni che necessitano di una formazione e un aggiornamento più adeguati: «questo importante momento di innovazione» è infatti l’appello del Conasfa «deve essere vissuto dalle farmacie sul territorio ed è urgente programmare un percorso di formazione professionale in questo settore. Per le opportunità da cogliere e sviluppare, gran parte della formazione attuale deve essere riformata nella qualità, nei modi e nel riconoscimento al professionista. Oramai aggiornarsi solo nelle ore serali e festive non può più garantire alti standard qualitativi, e la scelta dei percorsi formativi dovrebbe garantire un adeguato standard di preparazione per tutti i farmacisti, senza onere economico per gli stessi». Da qui la proposta: «Si deve cercare quindi una nuova cultura organizzativa del lavoro, sia per programmare i nuovi orari di apertura della farmacia sia per gestire in maniera adeguata, nei tempi, l''aggiornamento professionale. Allo stesso tempo, grazie anche all''inversione di tendenza sulla limitazione del taglio lineare alla spesa farmaceutica, si deve procedere con il riconoscimento di queste prestazioni attraverso gli accordi della remunerazione e delle convenzioni. Per quanto riguarda la distribuzione del farmaco, la parte professionale e imprenditoriale deve riuscire a integrarsi a queste necessità, al fine di garantire l''auspicata evoluzione dell''opera del farmacista di comunità».

Francesca Giani

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