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Politica e Sanità

15 Aprile 2014

Fallimento a Trieste: disposto esercizio provvisorio per evitare danno grave


Un’altra farmacia è fallita, questa volta a Trieste, ma per ora non chiuderà i battenti: il curatore fallimentare e il titolare, nominato direttore tecnico a titolo gratuito, manterranno aperto l’esercizio per al massimo 15 mesi, per recuperare i volumi necessari a liquidare i creditori e per continuare a erogare il servizio alla cittadinanza. È quanto ha stabilito il giudice fallimentare a cui sono arrivati i libri contabili presentati direttamente dal titolare. «È stato disposto l’esercizio provvisorio perché in certi casi la chiusura dell’attività porterebbe danni ancora più gravi» spiega il commercialista Giovanni Turazza curatore fallimentare nominato dal Tribunale «l’obiettivo da raggiungere in questi 15 mesi interlocutori è la vendita della farmacia, più favorevole se l’attività è in corso. Ma in questo periodo per i cittadini nulla cambia: l’attività è regolare, come sempre». È quanto indicato sull’Esercizio provvisorio dell''impresa del fallito nell’Art 104 della nuova legge fallimentare che prevede che “il tribunale può disporre l''esercizio provvisorio dell''impresa, anche limitatamente a specifici rami dell''azienda, se dalla interruzione può derivare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori”.
«La procedura è contemplata dalla legge fallimentare» conferma l’avvocato Stefano Ribolzi esperto in diritto farmaceutico «e conferisce al curatore il potere di continuare l’attività nominando tecnici coadiutori. Da qui la necessità di avere il farmacista come direttore sanitario della struttura a titolo gratuito. Di fatto il curatore si sostituisce al titolare e compie atti di tipo imprenditoriale, ma il suo compito non è quello di espandere o di far crescere l’attività ma di traghettare l’impresa fallita verso la liquidazione dei creditori». Le ragioni del fallimento, si apprende dalla stampa locale, sono quelle ben note dei debiti gestionali verso i fornitori e come ricorda Alessandro Fumaneri, presidente provinciale e regionale di Federfarma «le ricette non sono calate, ma gli introiti sì, chi non trova nuove fonti di guadagno soffre, specie se in precedenza aveva fatto investimenti importanti. In farmacia si vende anche altro rispetto alle medicine, ma la gente non ha soldi. Noi si lavora di più, si guadagna di meno».

Simona Zazzetta

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