Politica e Sanità
16 Aprile 2014Un grossista italiano inesistente, una discrepanza tra i numeri di lotto riportati sul confezionamento primario e secondario e la corrispondenza di alcuni numeri di lotto con quelli riportati nella banca dati dei furti dell’Aifa. Sono questi gli indizi raccolti durante le indagini, tuttora in corso, stando a quanto spiega una nota Aifa, sul caso relativo al furto e riciclaggio di diverse confezioni del farmaco trastuzumab (Herceptin), antitumorale a uso ospedaliero, avviato dall’Aifa e dai Carabinieri Nas a seguito di una segnalazione inviata da un grossista inglese che ha riscontrato anomalie su alcune confezioni del farmaco, acquistate attraverso il grossista italiano Farmaceutica internazionale srl e destinate alla Germania. Le anomalie riguardavano una discrepanza tra i numeri di lotto riportati sul confezionamento e un successivo controllo nella banca dati dei furti, realizzata nell’ambito del progetto avviato in collaborazione tra Aifa, Farmindustria, Asso-Ram e Carabinieri Nas e ministero della Salute, ha rilevato una corrispondenza. Le verifiche successiva dei Nas hanno fatto emergere altri elementi: il fantomatico grossista avrebbe infatti cessato la propria attività nel dicembre 2013 e l’Herceptin non è l’unico farmaco a essere stato esportato dall’Italia verso il Regno Unito, sempre ad opera del medesimo grossista. A completare il quadro le aziende italiane titolari Aic hanno dichiarato di non aver mai venduto al grossista italiano i propri prodotti, ribadendo che molti di questi farmaci sono distribuiti direttamente alle strutture ospedaliere senza l’intermediazione dei grossisti. L’Agenzia regolatoria inglese (Mhra) è stata allertata per verificare se altri grossisti avessero effettuato acquisti dalla Farmaceutica internazionale srl e a livello europeo le autorità tedesche hanno emesso un rapporto di “segnalazione non urgente”, indicando come “sospetto farmaco contraffatto” i lotti di Herceptin ricevuti dal grossista inglese, e poi una comunicazione diffusa attraverso il sistema di allerta rapido. Aifa conclude la nota confermando «il proprio impegno nel contrasto alle diverse forme di crimine farmaceutico che si vanno delineando» e l’impegno a «proseguire ogni approfondimento utile sul caso». (S.Z.)
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