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Politica e Sanità

16 Aprile 2014

Corruzione in sanità, fenomeno diffuso con alti costi aggiuntivi


A quanto ammontano gli sprechi in sanità? Un miliardo di euro? Oppure 5, 6 o addirittura ben 23 miliardi come riporta il Libro bianco sulla corruption in sanità pubblica presentato ieri dell’Assise nazionale Ispe? La Corte dei Conti ha nel mirino danni erariali per un miliardo, di cui un terzo all’attenzione delle Procure italiane. Amerigo Cicchetti (università Cattolica) e Francesco Mennini (Tor Vergata) hanno stimato nel Libro Bianco 5,6 miliardi di sprechi considerando la ricorrenza di spese eccessive ingiustificate (“sopra il 75° percentile”). Poi c’è chi usa l’indice di corruzione globale in sanità, stimato nel 2013 dagli esperti britannici Leys e Button è 5,6%: per il Ssn vuol dire 6,4 miliardi di malaffare da risparmiare. Il fisico Walter Forresu del comitato scientifico dell’Istituto per l’etica in sanità pubblica Ispe scompone l’anglicismo corruption in tre parametri di spreco: da una parte la corruzione intesa come conseguenza dell’uso del potere a fini personali, stimata in un 3%; quindi l’inefficienza della spesa pubblica in sanità, altro 3% del Fondo sanitario (da Piacenza e Turati -2013); infine gli sprechi derivanti da incrementi di costo delle opere pubbliche e prezzo di beni e servizi (che per PriceWaterHouseCooper si aggirano sul 18% della spesa di cui due terzi conseguenti a corruzione). Ergo, la spesa sanitaria avrebbe almeno un 24% di costi patologici, senza contare altri sprechi a fronte di aggravi di costo come tasse e ticket, vincoli all’accesso alle prestazioni sanitarie, meno pazienti curati, meno rimborsi del Ssn a fornitori, più disoccupati. «Le cifre ballerine sono elaborazioni su stime che considerano parametri diversi - dice Walter Ricciardi Ordinario di Igiene all’Università Cattolica di Roma e membro del comitato etico Ispe - ma purtroppo sono realistiche. La sanità costituisce l’80% dei bisogni regionali e con il crollo dell’edilizia e del settore infrastrutturale è diventata un capitolo chiave di spesa. Crediamo che di “corruption” in sanità si debba parlare per poi meglio misurarla e aggredirla. Ci sono cose da fare, come sviluppare una classe dirigente di valore in Asl e regioni: classe che in parte c’è e si sta creando con giovani validi, ma non è aiutata da situazioni ambientali e normative. Si pensi all’Authority Anti-corruzione guidata dal giudice Raffaele Cantone: sarebbe uno dei pochi baluardi dello stato in grado di controllare, ma siccome la materia è demandata alle regioni e la stessa riforma del titolo V della Costituzione non gliela sottrae (poiché riserva allo stato di legiferare sulle linee generali) nessuno di fatto può sindacare i comportamenti locali e nelle singole gestioni regionali, all’origine di molti sprechi».

Mauro Miserendino

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