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Politica e Sanità

11 Maggio 2014

Cosmesi in farmacia, trend in crescita grazie all’innovazione


Il 10% delle farmacie italiane ha il cosmetologo o l’estetista, almeno 300 hanno la cabina estetica dedicata a problemi dermatologici, con un volume di vendita di cosmetici triplicato dal 2007 a oggi, e un dato che spiega perché per la cura della bellezza ci si rivolge al farmacista: l’innovazione in ambito beauty passa prima nelle farmacie, poi negli altri canali.
Questi i dati e gli spunti di riflessione proposti dagli esperti di Cosmetica Italia, presenti all''apertura dei lavori del Cosmofarma, svoltasi a Bologna nei giorni scorsi. I segnali di cambiamento, anche se pochi sono chiari soprattutto nei volumi di vendita che, come riportato da Vincenzo Maglione, presidente Gruppo Cosmetici in farmacia di Cosmetica Italia, sono «aumentati dell''8,7% annuo e dal 2000 a oggi». E ha aggiunto: «Dal 2007 il volume di vendita dei cosmetici in farmacia è passato da 790 milioni di euro a circa 2 miliardi di euro. Si assiste anche a un boom nelle parafarmacie, il 9,8% ha ampi spazi dedicati alla bellezza e al benessere, con un fatturato di 172 milioni di euro, mentre i corner dedicati alla cosmesi fatturano 93 milioni di euro e salgono a quota 9,3%». Secondo gli esperti, nonostante la crisi «la spesa media annua degli italiani per la cosmesi è scesa di 13 euro in 4 anni fa, fermandosi a 86,3 euro, e il segmento delle farmacie cresce ed è il più dinamico perché dotato di una valenza salutistica oltre che estetica». Le ragioni di tale vivacità, secondo una ricerca commissionata da Gfk, dipendono dal fatto, ha commentato Maglione che «la presenza del camice bianco influenza non solo i clienti che cercano consigli e professionalità per i problemi estetici, ma stimola l''innovazione delle industrie che producono cosmetici per le farmacie e che devono puntare ad un elevato livello di specializzazione». Secondo l’esperto, «il processo di turnover dei cosmetici nelle farmacie è il più rapido e la spinta dipende dall''innovazione a dal canto loro, le aziende riservano la ricerca di punta al canale delle farmacie, dove spesso si trovano trattamenti che altrove non ci sono». (S.Z.)

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