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Politica e Sanità

12 Giugno 2014

Farmacisti francesi: inchiesta sui pro e contro dei cambiamenti in atto


La professione vive attualmente grandi stravolgimenti: riforma della remunerazione, piani di rigore, nuovi ruoli, vendite su internet: i cambiamenti sono numerosi e molti farmacisti francesi ne sono destabilizzati, ma non mancano motivi di ottimismo. È questo il quadro che emerge dai risultati di una inchiesta realizzata Call medi call su 1066 titolari tra il 17 e il 30 aprile. L'annuncio di un piano di tagli per 3,5 miliardi di euro sui medicinali ha gettato ombre sul futuro, tanto che, anche se 6 titolari su 10 si dichiarano globalmente soddisfatti del loro lavoro, ben 7 su 10 non consiglierebbero di intraprendere questa carriera ai propri familiari, e oltre la metà dei titolari non è nemmeno più disposta a investire nella propria farmacia. Tra i motivi che generano un malessere diffuso nella categoria domina la dispensazione per unità (86% dei titolari), seguita dall'autorizzazione alla vendita online (83%), e la classifica continua con: la capacità di piazzare tutti i prodotti Otc in libera vendita (67%), l'istituzione dell'onorario nella remunerazione (62%), l'automatizzazione del punto vendita (48%) e la possibilità di creare delle holdings (43%). Al contrario ci sono state anche nuove iniziative accolte con ottimismo: l'obbligo di formazione continua (84%), la possibilità di eseguire test di screening in farmacia (72%), i servizi di accompagnamento dei pazienti cronici (62%), i premi per le sostituzioni dei farmaci branded con i generici (58%) e la riduzione degli oneri amministrativi annunciata dal governo (40%). Resiste inoltre il forte rapporto con la clientela: per il 56% degli intervistati migliora, mentre un 35,5% lo percepisce in svalutazione. Sulle opinioni più negative ha pesato la riconferma di Marisol Touraine a ministro della Salute che ha provocato insoddisfazione (65%), demotivazione (12%), incertezza sul futuro (9%). Tra le ragioni all'origine di questo malessere, i farmacisti citano il fatto che l'esercizio della farmacia è poco redditizio (6,4%), la gestione dell'impresa dolente (5,4%), il monopolio indebolito (5,3%); a queste si aggiunge la paura che la grande distribuzione organizzata rappresenti una minaccia (4,7%). Nel complesso poi il 5,2% giudica irrealiste le riforme in corso e solo il 4,4 % ritiene che la farmacia di comunità sia un buon mestiere. (E.L.)

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