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Politica e Sanità

24 Giugno 2014

Spesa sanitaria scende, l'esperto segnala rischio di calo delle prestazioni


«A fronte di una spesa, sia farmaceutica che sanitaria, sensibilmente inferiore alla media europea, ha senso risparmiare ancora in questi ambiti? E com'è possibile farlo senza incidere negativamente sulla qualità delle prestazioni? È realistico pensare che siamo più efficienti dei tedeschi, che spendono per la sanità una percentuale del Pil di due punti superiore alla nostra?» Sono domande retoriche e altrettanti campanelli d'allarme quelli con cui Fabrizio Gianfrate, professore di Economia sanitaria e farmaceutica alla Luiss, commenta i dati della Ragioneria generale dello Stato, che documenta risultati significativi nel controllo dei conti. Nel 2013, la spesa corrente della Sanità italiana è infatti diminuita dell'1%, attestandosi a 109 miliardi, il 7% del Pil; il calo, che si estende a tutte le componenti, riguarda in particolare il personale dipendente e la farmaceutica convenzionata ed è la stessa Ragioneria a sottolineare il progresso ottenuto, affermando che «il settore sanitario contribuisce positivamente al contenimento della dinamica della spesa pubblica». Ma Gianfrate fa notare che la spesa sanitaria pubblica è già nettamente inferiore rispetto ai Paesi europei di riferimento (Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna): «il punto è che restano sacche di inefficienza su cui si potrebbe recuperare molta efficacia: insomma, spendiamo poco e spendiamo anche male».
Quanto alla spesa farmaceutica, il professore ricorda che costituisce circa il 16% della spesa sanitaria pubblica complessiva, quindi appena un sesto: «mi domando se abbia senso intervenire su una fetta così piccola, che oltretutto è già ampiamente sotto controllo; con le misure adottate negli ultimi 15 anni, a partire dalla famosa legge 405 del 2001, anche la spesa farmaceutica è molto inferiore agli altri Paesi europei». La conseguenza di questo stato di cose è pressoché automatica ed è stata spesso segnalata nell'ultimo periodo: «con la riduzione della presenza e della spesa pubblica, aumenta quella privata, sia farmaceutica che, in generale, sanitaria».

Renato Torlaschi

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