Federfarma Fvg: su aggregazioni di medici attenzione a sostenibilità farmacie
Ipotizzare un'area vasta che includa anche le zone marginali e disagiate, in cui prevedere un accentramento di servizi sanitari e di assistenza primaria del medico di medicina generale, rischia di mettere in difficoltà la popolazione e di creare un effetto domino che va dalla chiusura delle farmacie più piccole fino alla desertificazione dei servizi e allo spopolamento. È questa la riflessione che Francesco Pascolini, presidente di Federfarma Friuli Venezia Giulia, sta sottoponendo ai decisori politici, anche nel contesto della presentazione della riforma della sanità regionale - in corso da un anno e che si potrebbe concludere tra settembre e ottobre - che prevede, tra le altre misure, una valorizzazione delle aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e delle case della salute. «Spingere verso le case della salute» spiega «può avere senso nei grandi centri abitati, soprattutto con l'obiettivo di una riduzione degli accessi di codici bianchi e verdi al pronto soccorso. Così come può avere senso valorizzare un modello aggregativo dei medici di medicina generale in rete che permetta di mantenere gli ambulatori sul territorio e metta invece in condivisione le informazioni e la cartella clinica del paziente. Ma se si intende comprendere anche le zone disagiate e periferiche nelle aree in cui si prevede lo sviluppo di modelli di accentramento, con la conseguenza di portar via il medico di medicina generale da territori più fragili, si corre un grosso pericolo: sguarnire le aree dove il bisogno di servizi è in realtà maggiore di un punto di assistenza primaria significa mettere in difficoltà la popolazione ma anche innescare un effetto domino negativo: le farmacie piccole, che già fanno grossi sacrifici per riuscire a rimanere aperte, verrebbero travolte, arrivando anche alla chiusura. E se in un territorio iniziano a mancare medici e farmacie, il rischio è di andare verso una desertificazione che va a colpire anche le attività commerciali fino ad arrivare allo spopolamento». Purtroppo, continua Pascolini, «in Regione quello delle aggregazione dei medici di medicina generale è un fenomeno che sta espandendosi a macchia d'olio. La più colpita è la provincia di Pordenone ma piano piano sta interessando anche altre zone e le piccole farmacie inevitabilmente ne risentono». La tematica d'altra parte è d'attualità, non solo perché, come detto, recentemente, è stata inserita nel piano di riforma sanitario della regione ma perché è stato anche richiamato nel patto della salute. «È ormai da tempo che sto denunciando la situazione e ci stiamo muovendo, cercando di sensibilizzare l'assessore ma anche il Ministero - ho avuto la possibilità di avanzare personalmente la problematica - e mi auguro che ci sia una maggiore attenzione sul tema. Si tratta di capire che per le piccole farmacie è questione di garantire dei livelli essenziali di sostenibilità».
Francesca Giani
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