Rapporto Osmed, sale spesa distribuzione diretta e per conto, scende convenzionata netta
Risulta determinato principalmente da un aumento della spesa per i farmaci in distribuzione diretta e per conto (+5,9%) il lieve incremento - pari al +0,4% - che la farmaceutica territoriale ha fatto registrare, mentre la convenzionata netta segna una leggera flessione (-1,4%). E in questo quadro, emerge che, in generale, tutte le Regioni hanno adottato la distribuzione diretta, mentre Abruzzo e Sicilia sono le uniche a non utilizzare la distribuzione in nome e per conto. È questa una delle fotografie che risulta dal Rapporto Osmed 2013, sull'uso dei farmaci, presentato ieri dall'Aifa a Roma. «La spesa pubblica, comprensiva dei farmaci in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta e per conto di classe A» vi si legge «è stata di 11,8 miliardi di euro, ossia il 60,2% della territoriale» complessiva, pubblica e privata - «che è in aumento rispetto al 2012 del +1,7% ed è stata pari a 19,7 miliardi di euro» - e, «rispetto all'anno precedente, ha registrato un lieve incremento del +0,4%, principalmente determinato da un aumento della spesa per i farmaci in distribuzione diretta e per conto (+5,9%), controbilanciato dalla riduzione della spesa farmaceutica convenzionata netta (-1,4%)». I livelli più bassi di spesa territoriale, così calcolata, si legge ancora, «sono stati registrati nella Provincia autonoma di Bolzano (171,9 euro pro capite), mentre i valori più elevati sono quelli della Regione Campania (291,7 euro pro capite), rispetto a una media nazionale di 238 euro pro capite». Ma a emergere è che «tutte le Regioni hanno adottato la distribuzione diretta, mentre Abruzzo e Sicilia sono le uniche a non utilizzare la distribuzione in nome e per conto». In generale, «la spesa per la distribuzione diretta e per conto, pari nel 2013 a 5,2 miliardi, è rappresentata quasi per la totalità dai farmaci in classe A (57,5%) e di classe H (41,6%), mentre costituiscono una quota residuale i farmaci di classe C (1,0%). Il fattore VIII, adalimumab e imatinib compaiono ai primi posti nella lista dei principi attivi a maggior spesa, con, rispettivamente, 227, 207 e 173 milioni di euro». Nel 2013, in generale, «la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 26,1 miliardi di euro, di cui il 75,4% rimborsato dal Ssn - in media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è ammontata a circa 436 euro». In questo quadro, «la spesa a carico dei cittadini, comprendente quella per compartecipazione, per i medicinali di classe A acquistati privatamente e per i farmaci di classe C, è stata di 7,8 miliardi di euro e ha registrato un aumento del +3,8% rispetto al 2012. A influire maggiormente è stato l'incremento dell'acquisto privato dei farmaci di classe A (+11,2%), l'automedicazione (+8,1%) e, in misura minore, la compartecipazione (+2,1%). Si riduce solamente la spesa per i farmaci di classe C (-1,1%)». E, nello specifico, «tra i farmaci di classe C con ricetta registrano la maggior spesa i derivati benzodiazepinici, in particolare gli ansiolitici (378,7 milioni di euro), seguiti dai farmaci usati per la disfunzione erettile (277,1 milioni di euro) e dalle associazioni fisse estro-progestiniche (226,7 milioni di euro); tadalafil, lorazepam, drospirenone ed etinilestradiolo sono i tre principi attivi a maggior spesa nel 2013. Sul lato dei farmaci di automedicazione diclofenac (124,2 milioni di euro), ibuprofene (117,2 milioni di euro) e paracetamolo (112,3 milioni di euro) sono i principi attivi che hanno registrato la più alta spesa». In crescita poi «la spesa per medicinali acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche: +6,2% rispetto al 2012». I dati sono molti ma interessanti - anche in tema di pharmaceutical care - sono anche quelli sull'aderenza terapeutica. A emergere, per esempio sull'ipertensione, è che secondo i dati Asl «in poco più della metà dei pazienti (55,1%) il trattamento viene assunto con continuità» e «si conferma il pattern di una crescente aderenza alle terapia antipertensiva al crescere dell'età, nei pazienti politrattati e in quelli con pregresso evento cardiovascolare o diabete». Per quanto riguarda l'asma e la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) «dai dati delle Asl, emergono nel 2012 bassi livelli di aderenza al trattamento (14,3%), in lieve aumento rispetto al 2011 (+2,4%), con la più bassa percentuale nella popolazione con età inferiore ai 45 anni (4,3%) rispetto alle fasce di età superiori, e al Sud (11,8%) rispetto al Nord (16,6%) e al Centro (15,2%). Emergono anche differenze nei due generi: l'aderenza risulta superiore negli uomini (18,6%) rispetto alle donne (10,9%)».
Francesca Giani
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