Carenze farmaci, tavolo a tappe forzate per trovare soluzioni
Consapevolezza che quella delle carenze dei farmaci è una situazione complicata, ma che una soluzione va trovata, speranza che da un lavoro che coinvolga tutta la filiera escano al più presto proposte percorribili. Ma anche una preoccupazione: che le farmacie, pubbliche o private, essendo l'anello terminale della filiera, non debbano subire di più la situazione. Sono le impressioni che emergono dal tavolo sulle carenze di farmaci, che nella riunione di inizio settimana ha radunato tutta la filiera (Federfarma, Assofarm, Fofi, Adf, Federfarma Servizi, Assogenerici, Farmindustria, Assoram) e che ha preso la decisione di demandare i lavori a un gruppo più ristretto, con il compito di portare avanti un'analisi del fenomeno e formulare proposte. «Il tavolo deve arrivare a elaborare al più presto delle proposte» è l'appello di Annarosa Racca, presidente di Federfarma «e su questa base trovare insieme alle istituzioni una giusta via, anche sul fronte normativo, che permetta di avere una giusta quantità di farmaci per il fabbisogno nazionale: non possiamo permetterci un sistema che faccia verificare carenze perché i farmaci vengono esportati. Il gruppo delegato sta già lavorando a tappe forzate con un primo incontro calendarizzato la prossima settimana. Sono fiduciosa e credo che se tutta la filiera lavorerà veramente insieme, dall'industria alla distribuzione intermedia fino a quella finale, troveremo una soluzione». «Il terreno è molto scivoloso» aggiunge Francesco Schito, vicepresidente di Assofarm e membro del gruppo di lavoro. «Da una parte c'è una legge che permette l'esportazione parallela, difficile da cancellare per via dei principi base dell'Unione europea sulla libera circolazione di merci e persone e che poco si concilia con le esigenze di pubblico servizio che impongono che le farmacie corrispondano i medicinali a chi li chiede. Poi c'è la questione dei prezzi dei farmaci, in Italia più bassi rispetto alla maggior parte dei paesi europei, su cui si innestano anche politiche e interessi di alcuni paesi, come per esempio la Germania, dove la vendita di farmaci esportati, a più basso costo, è addirittura incentivata nelle farmacie». Una situazione complicata, ma «l'augurio è che in tempi brevi vengano elaborate proposte». Sicuramente un punto di partenza potrebbe essere «la tracciatura dei farmaci, che già c'è ma i cui dati non sono disponibili in tutte le parti della filiera. Questo permetterebbe di capire da dove escono i farmaci». C'è poi una preoccupazione: «Nel tavolo sono emerse» continua Schito «alcune situazioni di difficoltà e di imbarazzo in alcune farmacie dovute alle visite dei Nas - incaricati di controllare l'applicazione dell'obbligo di segnalare carenze di farmaci a Regione o associazioni. Non vorrei che, essendo l'anello terminale della filiera, le farmacie subiscano un po' la situazione: da un lato perché quando mancano i farmaci sono i presidi che mettono la faccia davanti ai cittadini e dall'altro perché ci possono essere imbarazzi nel fare le segnalazioni rispetto a grossisti con cui si tengono magari da anni relazioni». «Le segnalazioni sono già tantissime» interviene Annarosa Racca «e le associazioni provinciali hanno studiato sistemi efficaci per raccoglierle e girarle alla Regione. E proprio perché sono così tante credo che non ci sia imbarazzo nel farle».
Francesca Giani
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