Politica e Sanità
26 Luglio 2014Con un'ordinanza depositata il 24 luglio, il Tar di Catania rimette nuovamente la normativa italiana sulla vendita dei medicinali di fascia C alla Corte di Giustizia Ue, ma «con nuove motivazioni aggiunte che spostano l'attenzione sulla professione, affinché sia il professionista il garante della salute e non il luogo in cui opera». Lo segnala Davide Gullotta, presidente delle Federazione nazionale parafarmacie italiane, che sottolinea come «questa ordinanza smentisce subito chi ha pensato che vi fosse ormai un punto definitivo per la salvaguardia dei privilegi dei titolari delle farmacie tradizionali». E aggiunge: «Vogliamo far valere in ogni possibile sede sovranazionale il dato di fatto, non smentibile e inequivocabile, per cui la sentenza della Corte costituzionale dello scorso 18 luglio, secondo la quale la fascia C con obbligo di ricetta resta un'esclusiva delle farmacie, si basa su presupposti palesemente avulsi dalla realtà e intrinsecamente contraddittori. La Consulta ha affermato il falso senza chiarire le motivazioni, ha sostenuto che i due esercizi sono sottoposti a obblighi diversi, ma è palesemente falso poiché con il Cresci Italia le parafarmacie hanno gli stessi obblighi delle farmacie, e lo dimostra il fatto che entrambi gli esercizi vendono farmaci. Vogliamo far valere il principio che non ci sono differenze di garanzie per la salute perché non è il luogo garante ma il professionista che vi lavora. L'ordinanza del Tar di Catania» conclude Gullotta «si rimette alla Giustizia europea con nuovi e diversi motivi nell'intento di dimostrare che la normativa italiana in questa materia si contrappone a diversi articoli del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue), della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Vogliamo spostare l'attenzione sulla professione del farmacista che in Italia non può esercitare liberamente la sua professione». La sentenza della Consulta è stata accolta con favore da altre organizzazioni di farmacisti, in primis Federfarma che ha espresso l'auspicio che potesse «finalmente mettere la parola fine a un approccio ai temi del servizio farmaceutico» e a cui ha fatto eco anche Fenagifar che la vede come atto che «pone una stabilità normativa al sistema farmaceutico che si riflette sulla solidità economica di un comparto che sostiene la continuità del lavoro». I giovani farmacisti vedono «riconosciuto il valore del contributo professionale del farmacista a garanzia di un diritto costituzionale quale la tutela della salute, che deve rimanere libero da condizionamenti basati su logiche meramente commerciali».
Simona Zazzetta
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