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Politica e Sanità

03 Settembre 2014

Ricetta dematerializzata, da Belluno dubbi su privacy del sistema regionale


Confusione. Per i medici prescrittori di Belluno è questo il bilancio sulla ricetta dematerializzata, a regime in Veneto ufficialmente dal primo settembre, mentre le farmacie «sono arrivate più pronte», pur avendo registrato alcune criticità. Ma per tutti c'è soprattutto un grande punto interrogativo: «Ci hanno detto che la ricetta dematerializzata è l'infrastruttura del Fascicolo sanitario elettronico ma i pazienti che cosa ne sanno?». Una questione, questa, avanzata da Roberto Grubissa, presidente di Federfarma Belluno, e presente anche nel principale sindacato della medicina generale, la Fimmg Veneto. «I software dei medici di famiglia hanno dato in diversi casi problemi» spiega Grubissa, che fa il punto «e i promemoria, che dovrebbero essere stampati secondo determinate specifiche, hanno presentato varie difformità, non riportando anche dati fondamentali. Questo ha implicato dover rimandare i pazienti dal medico. In altri casi i pazienti sono arrivati con la ricetta rossa, con i medici che hanno denunciato di non essere stati informati a sufficienza, mentre le farmacie tutto sommato sono arrivate pronte. L'entusiasmo dei colleghi c'è ma è chiaro che i problemi vanno risolti». Problemi, continua Grubissa, «che non sono niente a confronto con una questione ben più spinosa legata alla ricetta dematerializzata. Il sistema del Veneto si appoggia alla piattaforma regionale ed è integrato al Fascicolo sanitario elettronico. Ci è stato spiegato che la ricetta dematerializzata costituisce l'infrastruttura del Fascicolo sanitario elettronico, nel senso che i dati dovrebbero confluire nel Fse. Ma tutto questo senza che i pazienti lo sappiano». La questione era stata avanzata anche dalla Fimmg Veneto, tanto che a fine agosto il sindacato della medicina generale aveva inviato una lettera ai suoi iscritti denunciando «le implicazioni per la privacy del sistema con l'invio diretto di tutte le informazioni ad un server» - oltre a criticare il fatto che il promemoria viene rilasciato «senza firma del medico». «Dove vanno tutti i dati relativi alle prescrizioni?» continua Grubissa. «Come vengono gestiti, con quale livello di sicurezza? E soprattutto a chi sono accessibili? L'integrazione con il Fascicolo sanitario sta passando sotto traccia, ma il paziente deve sapere e deve ricevere garanzie. La Regione deve mettere tutte le carte sul tavolo».

Francesca Giani

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