Politica e Sanità
18 Settembre 2014E se i cittadini scegliessero la propria "farmacia di fiducia" con registrazione in tessera sanitaria, come succede già per il medico di famiglia? A proporlo in un articolo pubblicato su Evidence, pubblicazione open access realizzata dalla Fondazione Gimbe, è Alberto Donzelli, medico esperto di sanità pubblica. Una modalità simile, che secondo Donzelli, potrebbe essere sperimentata in un paio di Asl, darebbe un forte segnale di politica sanitaria rispetto all'obiettivo prioritario del Ssn: longevità sana per tutti. Farmacista33 gli ha chiesto come si potrebbe organizzare il modello.
Nel suo articolo parla di allineare gli interessi delle farmacie con quelli del Ssn. Può spiegare in che modo divergono e come si potrebbero allineare?
La Società chiede al Ssn di produrre salute (e rassicurazione) a costi compatibili, e il Ssn deve almeno stabilizzare la spesa sanitaria, per assicurarsi sostenibilità e alleviare l'enorme debito pubblico. Ma oggi gli interessi di chi vende farmaci (o dispositivi e tecnologie diagnostiche, pagati dal Ssn a prodotto) non possono essere di ridurre né di stabilizzare la spesa sanitaria, almeno nella prospettiva dei singoli. Infatti ciò significherebbe per loro meno ricavi. Né può avere come interesse primario la Salute, intesa come assenza di malattia e connesso minor bisogno di farmaci ecc., se oggi il suo reddito è legato proprio alla remunerazione di farmaci e altre tecnologie per la gestione delle malattie.
Quali servizi secondo lei potrebbero essere effettivamente utili in farmacia e quale dovrebbe essere la giusta remunerazione?
Molti di quelli previsti dal modello "Farmacia dei servizi" sono in potenza utili, se resi solo a chi ne ha vera necessità, senza concorrere a un consumismo sanitario costoso e iatrogeno. Ma ciò presuppone un modello di remunerazione delle farmacie (e anzitutto di altri attori del Ssn, a partire dai medici prescrittori) che allinei i loro interessi alla salute, non alla vendita di prodotti o al consumo di esami/test inutili. Il modello virtuoso che si propone di sperimentare in un paio di ASL è il seguente. Come per Mmg e Pdf, i cittadini scelgono la propria "farmacia di fiducia", presso Uffici di scelta/revoca, con registrazione in tessera sanitaria. Per la Farmacia, la scelta non comporterebbe vincoli d'accesso, ma servirebbe per calcolare il "budget annuo di partenza". Per la popolazione che ha scelto una farmacia, il servizio della stessa sarebbe remunerato non sul venduto/consegnato, ma a quote capitarie per ogni assistito, pesate in base alla sua età con progressione annuale continua (es.: quota del centenario 10 volte maggiore di quella del giovane, principio simile a quanto idealmente varrebbe per i Mmg). Ciò terrebbe conto per equità del maggior lavoro della Farmacia per i più anziani. Inoltre darebbe un forte segnale di politica sanitaria rispetto all'obiettivo prioritario del Ssn (longevità sana per tutti!) e un incentivo virtuoso - indipendente dal venduto, ma comunque dinamico - a contribuire a far invecchiare tanto e bene la propria coorte di assistiti. Infatti allineerebbe anche per i farmacisti etica e maggiori ricavi, spingendoli a cercare/applicare le migliori conoscenze per promuovere la longevità sana, per quanto di competenza. I prodotti potrebbero essere pagati ai produttori direttamente dal Ssn per i farmaci etici al prezzo ex factory (maggiorato di una quota fissa per il servizio del grossista). Per prodotti di automedicazione, invece, i cittadini pagherebbero indirettamente i produttori, tramite le farmacie. Questo modello renderebbe finalmente conveniente per il farmacista educare a stili di vita sani anche in alternativa ai farmaci (oggi ha convenienze opposte), sconsigliando anche attivamente il ricorso a farmaci/tecnologie ritenute senza valore aggiunto per la salute, il cui consumo non sarebbe più collegato ad alcuna tariffa. Anzi, il farmacista avrebbe interesse a contrastare attivamente il consumismo inutile, per evitare possibili effetti iatrogeni che minacciano la longevità degli assistiti e i suoi ricavi, e per non consumare senza benefici di salute le risorse pubbliche, da cui dipende anche la remunerazione dinamica delle Farmacie. Le tariffe resterebbero in atto solo per compensazioni, per chi liberamente decidesse (senza formalità!) di servirsi da una Farmacia diversa da quella "di fiducia/presso cui è iscritto". In tal caso riceverebbe gratis i prodotti a carico del Ssn; o, se non lo sono, pagandone in proprio alla Farmacia il prezzo ex factory, maggiorato della tariffa per il grossista. La Farmacia che effettivamente dispensa il prodotto si rivarrebbe di una tariffa di servizio fissa sul budget della Farmacia presso cui il cittadino è iscritto (registrata su tessera sanitaria), con possibilità che le compensazioni siano gestite dalle strutture Ssn. La proposta per le Farmacie si ispira al modello del Medico di fiducia, ma proponendo per entrambi un viraggio al modello dinamico di quota capitaria progressiva, pesata per età, che aggancia la convenienza degli erogatori al risultato desiderato: la longevità sana.
L'obiezione che molti titolari di farmacia potrebbero fare è che questo tipo di modello non tutela i guadagni di quella che resta un'impresa privata. Come salvaguardare le entrate?
Una riforma di tale portata richiederebbe comunque dai livelli di governo un patto pluriennale con Federfarma/Assofarm, con garanzie di salvaguardia delle loro entrate complessive, indipendentemente dalla verosimile riduzione delle vendite. Il nuovo punto di riferimento diventerebbe ciò che il farmacista (e a monte, certo, il prescrittore) ritiene necessario alla salute in scienza e coscienza, mentre "venduto" e "consumi" perderebbero intrinseco rilievo.
Marco Malagutti
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