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Politica e Sanità

23 Settembre 2014

Farmaci antiepatite C, Pani (Aifa): con approccio graduale Ssn non salta


«Non solo i farmaci contro l'epatite C ma tutti i nuovi farmaci, in futuro, avranno bisogno di nuove strategie per l'autorizzazione in commercio che passino per il rispetto di priorità. Andranno dati prima a chi non può aspettare, e poi, passo dopo passo, ad altre categorie di pazienti. È un indirizzo di tutte le Agenzie regolatorie del mondo». Luca Pani direttore generale dell'Agenzia del farmaco nell'incontro organizzato a Milano con European medicine agency e rappresentanti d'industria farmaceutica e agenzie regolatorie degli stati membri Ue sottolinea come i nuovi principi attivi contro l'Hcv possano far saltare i bilanci dei servizi sanitari nazionali. E in Italia va peggio che altrove: l'epatite C ha una prevalenza alta (stima del 2,5% dei residenti). Due le nuove terapie: una priva di interferone per pazienti gravi, messa a punto da AbbVie già approvata da Aifa per la commercializzazione e una da approvare, più maneggevole ma costosa, di Gilead. «Su un milione e mezzo di persone positive al virus valutiamo un costo medio di circa 40 mila euro a paziente compresi esami e controlli», dice Pani. «In tutto fa 60 miliardi di euro. Anche a pagarne metà, grazie alla distribuzione ospedaliera, e a coprire metà del fabbisogno, il servizio sanitario dovrebbe sborsare 15 miliardi di euro. Con un approccio progressivo, man mano che la platea si allargherà, pensiamo di negoziare volumi crescenti, e prezzi sempre più accessibili». Non è una pratica inedita in Italia. «Già pazienti che presentano fattori di rischio coagulazione molto gravi sono trattati con anticoagulanti di ultima generazione». La priorità individuata da Aifa per l'epatite sono i pazienti più gravi, oggi trattati con interferoni e ribavirina che presentano effetti collaterali forti. «Chi può aspettare avrà a disposizione entro un anno una terapia all oral -dice Pani- sono allo studio terapie di 8 e di sole 4 settimane per l'eradicazione del virus. Meno durano meno costano, ma è chiaro che bisogna mirarle sulla popolazione e quest'ultima va profilata con accuratezza». Pani ammette che «il costo della terapia è comunque tale che in qualunque budget entri, spesa farmaceutica ospedaliera o territoriale, lo fa saltare. È possibile che il ministero dell'economia avalli una specifica richiesta per un budget a sé stante».
«Capisco che è un momento economicamente difficile» ha detto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria «ma può darsi che le risorse ci siano, e che siano proprio là dove andiamo a risparmiare. L'obiettivo primario è fare l'interesse dei pazienti con epatite C: si vede una luce in fondo a un tunnel, anche se penso sia arrivato il momento di una presa di responsabilità da parte di tutti. Le industrie sono pronte a fare la propria parte, e le istituzioni, ne sono sicuro, anche. Ma visto che questi salti in avanti della medicina avvengono solo ogni 50 anni» ha concluso «io credo sia necessario rivedere il sistema per l'accesso alle terapie. Qualche proposta l'ho avanzata: capisco la titubanza delle istituzioni se questi costi dovessero essere assorbiti nel budget della farmaceutica; però bisogna considerare i costi globali di una malattia, e i risparmi che può portare anche verso le altre malattie, in costi sanitari e sociali».

Mauro Miserendino

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