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Politica e Sanità

30 Settembre 2014

Contributo solidarietà, Conasfa a Enpaf: estenderlo a tutti gli aventi diritto


Riaprire il tavolo di confronto tra Enpaf e associazioni di categoria viste le numerose criticità emerse. A chiederlo una lettera aperta inviata dai Farmacisti non titolari di Conasfa all'Ente previdenziale, alla Fofi e agli Ordini professionali. I problemi sono molti e la lettera firmata dal presidente dell'Associazione Silvera Ballerini li passa in rassegna nel dettaglio. La prima questione, che Conasfa solleva da tempo, è quella della riduzione del contributo di solidarietà dal 3% all'1%. «Al momento la riduzione è possibile solo per i farmacisti disoccupati iscritti all'Albo dal 2004 in poi, tutti gli altri farmacisti disoccupati devono continuare a pagare la quota ridotta al 15%, se vogliono mantenere l'iscrizione all'Ordine» a questo si aggiunge il fatto che «dopo 5 anni di disoccupazione il farmacista iscritto all'Ordine deve pagare la metà della quota intera, con la conseguenza di doversi cancellare dall'Ordine auto-espellendosi dal mondo del lavoro». Una cancellazione che determina minore competitività e il venire meno dell'aggiornamento professionale. Ma i problemi non finiscono qui. «Dopo cinque anni di disoccupazione» continua la lettera «chi è costretto, per motivi economici, a cancellarsi dall'Ordine professionale per non pagare l'Enpaf, non si espelle solo da mondo del lavoro, ma anche da quello concorsuale». Complessa anche la situazione per gli stagisti che, in molti casi, sottolinea Conasfa, «si sono visti recapitare cartelle Enpaf con metà della quota intera, per non essersi iscritti al centro per l'impiego durante lo stage, perché lo stage non è riconosciuto come esercizio della professione». Secondo i non titolari «la stipulazione di uno stage post laurea dovrebbe essere sufficiente a garantire il pagamento della quota ridotta Enpaf». Ma la missiva di Conasfa prende in esame anche la situazione dei borsisti, che devono pagare la quota intera Enpaf, i lavoratori parasubordinati, costretti a una contribuzione fissa o i precari che, non riuscendo a maturare i requisiti non avranno diritto alla pensione Enpaf ma neanche alla restituzione dei contributi versati dopo il 2003. Situazioni che hanno portato al «crescente aumento del fenomeno della morosità nei pagamenti delle quote».

Marco Malagutti

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