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Politica e Sanità

18 Ottobre 2014

Crisi, 500 farmacie a rischio chiusura. Brunello (Sose): fermare distorsioni del mercato


In Italia ci sono circa 4-500 farmacie che non sono più in condizione di poter investire e sono molto vicine, o ci sono già, al default economico, su un totale di circa 4.300 che si trovano in condizioni difficoltà per il calo della reddività. Di queste circa 280 sono quasi al limite, ma possono ancora rimettersi in pista ma altre hanno debiti tra i fornitori e banche tali da rischiare fortemente la chiusura. E se apriranno le 2.500 nuove sedi assegnate dal concorso il peggioramento è molto probabile. È questo il quadro che ha tracciato Giampietro Brunello, Amministratore Delegato di Sose, Società per gli Studi di Settore durante il suo intervento alla I Convention FederfarmaCo - Federfarma Servizi conclusasi ieri a Poiano (Garda). «Le situazioni di maggiori difficoltà molto spesso riguardano categorie specifiche di titolari che hanno, per esempio, comprato in altri tempi quando il giro era più redditizio e si sono trovati con un fatturano che non genera più servizio al debito» ha chiarito Brunello «oppure che hanno usato la farmacia come bancomat per investire in altro. Dunque una "patologia" del titolare imprenditore, mentre la farmacia resta nel panorama un'azienda sana in cui però, da un punto di vista imprenditoriale, è sicuramente necessario ridurre il peso della ricetta Ssn. Ma non basta. Vanno anche risolte criticità di più ampio respiro, come la remunerazione non rinnovata, e le distorsioni del mercato come il ricorso eccessivo alla distribuzione diretta di farmaci, in particolare quelli del Pht e l'esportazione parallela». E ha aggiunto: «Tali distorsioni sono nate da ragioni economiche che vanno rimosse. Lo stesso Pht era nato per motivi diversi, per garantire continuità sul territorio, mentre la disintermediazione del farmacista dal farmaco innovativo, che va sempre più spesso nella diretta, insieme alla fascia A, sta creando problemi al farmacista, all'attività sul territorio e al rapporto tra il cittadino e il Servizio sanitario. In Italia» ha aggiunto «per avere risparmi si è scelto di abbassare i prezzi, riducendo il margine per il sistema, su cui, nel caso delle farmacie, gravano anche i costi di gestione del farmaco Ssn. Ma abbassando il valore del farmaco si incentiva anche l'esportazione parallela. Con questo scenario è possibile che in un futuro la farmacia lavori solo con la Dpc perdendo però autonomia e capacità di gestione che invece vanno preservate, così come la pianta organica». Secondo Brunello questo scenario si può modificare «se si introducono principi economici che tolgono la convenienza economica alle distorsioni del mercato, in primo luogo arrivando a una nuova remunerazione ferma al 2010. Se si attende ancora un anno le cose saranno peggiori rispetto a ora». Per risolvere la remunerazione, ha sottolineato Annarosa racca, presente all'incontro, «è atteso il tavolo sulla nuova convenzione, il contratto delle farmacie con lo Stato, che permetterà di riprendere i lavori sulla remunerazione che nel 2012 hanno avuto una battuta d'arresto poiché dal tavolo a cui siamo arrivati con un accordo Federfarma-Aifa non si sono seduti né le Regioni né il ministero di Economia e Sviluppo. Ma noi vogliamo riprenderlo e chiuderlo. Soprattutto per tutelare le libertà e l'indipendenza della farmacia che deve restare al farmacista titolare e non deve rischiare di finire in mano a capitali molto spesso non italiani».

Simona Zazzetta

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