Stato e Regioni allargano la farmacovigilanza agli utenti
Da una parte litigano con il governo sui tagli all'Irap, dall'altra - le Regioni -trattano su come rendere più efficiente il funzionamento dei sistemi d'accesso dei professionisti al Ssn e degli utenti alle cure. Sotto quest'ultimo profilo tra le tre bozze all'esame della conferenza governo-regioni spicca lo schema di decreto per la gestione delle reti di farmacovigilanza, il quale prevede maggiori segnalazioni di reazioni avverse dai pazienti all'Agenzia del farmaco al punto d) dell'articolo 15: "L'Aifa facilita le segnalazioni dei pazienti offrendo loro formati alternativi di segnalazione oltre a quelli in formato elettronico". La necessità di far riferimento alla più ampia e ragionata mole di dati possibile mette in rete Ministero, regioni, industrie farmaceutiche e medici, che per le segnalazioni di effetti avversi in ospedale fanno riferimento a un responsabile nominato, mentre se convenzionati sul territorio non hanno "leader" e inviano le loro rilevazioni alla rete nazionale e al portale dell'Agenzia. L'Aifa può revocate l'autorizzazione in commercio se il medicinale è nocivo, o non permette di ottenere l'effetto per il quale è stato autorizzato, o se il rapporto rischio/beneficio non è favorevole, o ancora se la composizione quali-quantitativa non è quella dichiarata. Stop possibile pure quando le informazioni sulla domanda di autorizzazione sono errate; Aifa può effettuare controlli a sorpresa sui luoghi di produzione per verificare informazioni. E può imporre studi sia per la sicurezza post-autorizzazione sia di revisione delle valutazioni di efficacia; l'autorizzazione in commercio è rilasciata solo ad aziende disponibili a fare studi di sicurezza successivi o ad assicurare un adeguato sistema di vigilanza, o a prevenire con regole ad hoc i rischi da uso del medicinale; se si verifica un evento grave serve un follow up del paziente, se invece l'evento è fatale il responsabile della vigilanza in una struttura deve ottenere e inviare entro 15 giorni ad Aifa un rapporto clinico dettagliato. Altro passaggio importante, l'ingresso delle professioni sanitarie nel Ssn, che secondo il Patto salute governo-regioni di agosto andava regolato entro questo mese. Per ora le regioni valutano una bozza sulla "cabina di regia" formata da rappresentanti dei vari sindacati di categoria, che dovranno trovare accordi per formulare proposte condivise sui percorsi formativi e di carriera di medici, infermieri, dentisti, biologi, tecnici & co: "Infermieri ed altre professioni sanitarie sono garanti del processo assistenziale e per questo non è più rinviabile l'evoluzione professionale verso competenze avanzate e di tipo specialistico". A questo tavolo con stato e regioni si parla anche di standard di personale e stabilizzazione dei precari. La terza bozza, approvata, consentirà di cooptare nelle reti di cure palliative ospedale/territorio medici che non sono pediatri né di famiglia, né possiedono specializzazione in anestesia/rianimazione, oncologia, neurologia, geriatria, radioterapia (la specialità in cure palliative ancora non esiste in Italia) ma hanno maturato tre anni di lavoro in strutture autorizzate -in genere hospice- e oggi lavorano nel pubblico o nel privato convenzionato.
Mauro Miserendino
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