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Politica e Sanità

07 Novembre 2014

Farmaci omeopatici, Siomi chiede tavolo per discutere iter registrazione


«Abbiamo richiesto ufficialmente la costituzione di un tavolo di lavoro che affronti il problema della registrazione dei farmaci omeopatici, in cui ci si confrontino l'Aifa, il ministero della Salute, le aziende del settore e le nostre associazioni per arrivare a una regolamentazione soddisfacente per tutti, altrimenti non si verrà a capo di questa impasse».
Così Simonetta Bernardini presidente della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi), si riferisce allo stallo dovuto alla mancanza di un decreto legge che modifichi il decreto Balduzzi, secondo il quale le tariffe per la registrazione potevano arrivare anche a 24mila euro per sostanza.
«Visto che lavoriamo con 25mila sostanze - dice Bernardini - si tratta di cifre improponibili; c'è stato un ricorso delle aziende al Tar che, con una sentenza del gennaio 2014, ha annullato il decreto Balduzzi. Tuttavia va fatto un nuovo decreto con la fissazione delle nuove tariffe, che sono state ipotizzate essere nell'ordine di mille euro a prodotto». Entro il 31 dicembre 2015 tutti i medicinali dovranno essere registrati dall'Aifa, ma finora non ne è stato registrato nessuno, perché le aziende non hanno certezze riguardo alle tariffe.
«Il secondo problema - afferma Bernardini - è che molti dei medicinali omeopatici vengono prescritti anche meno di cento volte l'anno: possiamo chiamarli farmaci rari o anche farmaci etici e non si può pensare di registrarli con le stesse tariffe di altri principi che vengono prescritti in milioni di ricette ogni anno».
Le società del settore hanno richiesto, all'Agenzia del farmaco e al governo, norme meno onerose per i farmaci etici. «Se questo non verrà fatto - ammonisce Bernardini - nel 2016 i medicinali rari spariranno dal commercio e, anzi, molti stanno già sparendo ora perché le aziende, in previsione di non poter più utilizzare materiali meno prescritti e quindi meno redditizi, hanno già cominciato a toglierli dal commercio».

Renato Torlaschi

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