Carenza farmaci, farmacisti europei denunciano impatto su cure
La carenza di farmaci, fenomeno molto sentito dalla categoria in Italia, è un problema rilevante anche a livello europeo, come dimostra un nuovo report prodotto dalla European association of hospital pharmacists (Eahp). Secondo un sondaggio, che ha coinvolto 600 farmacisti ospedalieri di 36 nazioni in Europa, l'86% segnala difficoltà nell'approvvigionamento di farmaci e il 66% afferma che si tratta di un problema estremamente comune con cui devono confrontarsi ogni settimana e talvolta ogni giorno. I farmaci per i quali si registrano difficoltà maggiori sono quelli utilizzati contro le infezioni, gli antitumorali e gli anestetici. L'impatto del fenomeno ricade sulla qualità delle cure: per tre farmacisti ospedalieri su quattro ci sono conseguenze negative sul paziente, quali interruzioni nei trattamenti chemioterapici, effetti collaterali che potrebbero essere evitati, aumento del rischio di infezioni da clostridium difficile e generale peggioramento del quadro clinico. Oltre ai danni per la salute, c'è un impatto negativo anche dal punto di vista economico: sarebbero infatti elevati i costi per procurarsi medicinali alternativi a quelli prescritti, con enormi perdite di tempo, un aumento di confusione e di stress. Il presidente dell'Eahp, Roberto Frontini, si è detto scioccato dai risultati dello studio per almeno due ragioni: le dimensioni del fenomeno e gli impatti che si osservano sulla sicurezza e il benessere dei pazienti. «Per troppo tempo - ha affermato Frontini - questo problema è stato trascurato; è giunto il momento in cui coloro che hanno la responsabilità di proteggere i cittadini europei da ciò che minaccia loro salute, se ne occupino». Frontini si rivolge direttamente alla Commissione europea e all'Ema, che «potrebbe sviluppare un database delle medicine che fanno registrare carenze nei diversi Stati, replicando in questo modo quel che già avviene negli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di criteri per la distribuzione dei farmaci disponibili in quantità limitate, in modo da andare incontro ai bisogni dei pazienti e non agli interessi commerciali».
Renato Torlaschi
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