Assunzioni in Svizzera, torna la querelle. Zocchi (Varese): numeri bassi
Torna la polemica lanciata dall'Associazione ticinese degli assistenti di farmacia secondo cui continua la pratica di assumere laureati in farmacia italiani nella mansione di assistenti di farmacia ticinesi così da non applicare il contratto collettivo di lavoro, che fissa minimi salariali. Una querelle, riportata dai quotidiani locali, che torna periodicamente e che oltre un mese fa aveva spinto a varare, come si legge «una speciale Commissione che mira a fissare salari minimi per tutto il personale che ruota attorno alle farmacie». Secondo l'associazione ticinese «Il pericolo italiano è concreto. Ma non si può parlare di fenomeno. C'è chi punta su questo stratagemma per risparmiare, ma anche per potere poi gestire diversamente il suo lavoro. Un laureato in farmacia, anche se pagato poco, ha comunque competenze supplementari». E i numeri indicherebbero in un «centinaio» «quei farmacisti italiani venuti in Ticino in seguito ai bilaterali». Una situazione ridimensionata Giovan Maria Zanini, Farmacista cantonale: «a giugno si sono diplomate 40 assistenti di farmacia. A ottobre solo 5 di queste erano senza impiego». E anche per quella che è la percezione dall'Italia il fenomeno non ha contorni allarmanti: «Rispetto a qualche anno fa» spiega Luigi Zocchi, presidente di Federfarma Varese, a Farmacista33 «c'è un aumento di laureati italiani che vengono assunti in Svizzera, ma da quello che ci risulta i numeri sono ancora bassi. Indicativamente può succedere che il laureato italiano vanga assunto con una qualifica e uno stipendio inferiore al corrispondente laureato svizzero, anche se la busta paga mensile è comunque più alta rispetto all'Italia. Va detto però che in Svizzera le tutele sociali sono inferiori. In generale, abbiamo visto che talvolta sono informatori medico scientifico che hanno perso il lavoro in Italia e che sono fuori dal giro delle farmacie, che tentano la strada della Svizzera per fare pratica. E spesso ad assumere più facilmente sono società che costituiscono una sorta di catene di farmacia».
Francesca Giani
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