Covid-19, Integratori alimentari: sul comparto pesante impatto del lockdown
A più di un mese dall'inizio del lockdown per contenere l'epidemia di Covid-19, le aziende del settore degli integratori alimentari registrano un impatto negativo in termini di ritardi nella produzione e consegna e nella domanda/fatturato
A più di un mese dall'inizio del lockdown imposto dal Governo per contenere l'epidemia di Covid-19, le aziende dell'intera filiera industriale del settore degli integratori alimentari registra un impatto negativo in termini di ritardi nella produzione e nella consegna, rallentamenti nella domanda/fatturato soprattutto a causa del blocco della circolazione. A fotografare il comparto è una survey condotta da FederSalus, in un settore riconosciuto come essenziale dai provvedimenti che hanno regolamentato la prosecuzione di alcune attività produttive.
Generale preoccupazione dalle aziende del settore
La survey è stata pensata per "ascoltare le imprese e valutare l'impatto della crisi, le misure di contrasto ed il sentiment, a cui hanno aderito 87 aziende rappresentative dell'intera filiera industriale (aziende a marchio, materie prime e produzione in conto terzi). La fotografia scattata restituisce un quadro di generale preoccupazione da parte delle aziende del settore. "In generale - si legge nella nota - l'emergenza sanitaria ha conseguenze su quasi tutte le aziende rispondenti, generando ritardi nella produzione e nella consegna dei prodotti per oltre 3 aziende su 4, ma anche rallentamenti nella domanda/fatturato che interessano quasi il 60% del totale. In particolare, le aziende a marchio soffrono il blocco della circolazione delle proprie reti di vendita e informazione medica, peculiare nella promozione dei prodotti presso il medico e il farmacista. L'impatto negativo sul fatturato riguarda in media il 59% delle aziende, mentre circa 1/3 rileva un effetto positivo. In particolare, la crisi sembra avere impatto nullo o positivo sul fatturato del 60% delle aziende di materie prime e del 50% delle aziende di medie e grandi dimensioni, mentre ha un impatto negativo per il 62% delle aziende a marchio e di piccole o piccolissime dimensioni. Il 22% delle aziende dichiara di aver già fatto ricorso attivo alla cassa integrazione, in particolare le aziende più piccole, a marchio e di materie prime. Il ricorso a tale misura potrà aumentare in futuro in funzione della durata dell'emergenza. Problemi di liquidità sono dichiarati dal 20% delle aziende. Circa il 34% del campione dichiara ordini inevasi in media del 21%. Tra le altre criticità, il 26% delle le aziende dichiara anche un aumento del tasso di assenteismo per vari motivi (ferie/malattia) che riguarda soprattutto le aziende di produzione e quelle di dimensione media e grande.
Dalle aziende reazione immediata all'emergenza
Per il futuro c'è grande preoccupazione, anche rispetto alla ripresa dei rapporti internazionali e per l'impatto della crisi globale sull'export. La mancata partecipazione e/o la cancellazione di fiere o eventi promozionali in Italia e/o all'estero ha già causato importanti danni per le aziende del settore. Circa la metà del campione registra perdite legate all'emergenza e le incognite circa la sua durata ed evoluzione generano un'aspettativa negativa per il futuro. Le aziende hanno manifestato una reazione immediata all'emergenza. In particolare, il 48% ha attivato misure di prevenzione per future crisi di liquidità. L'89% delle aziende applica il lavoro da remoto/smart working al 67% del personale in media con punte del 76% nelle aziende a marchio e del 22% nelle aziende di produzione. Il 70% delle aziende prevede di adottare tale modalità di lavoro anche post emergenza, in particolare le aziende a marchio. «Le nostre aziende stanno intervenendo a tutela del comparto con misure modulate e coerenti - afferma Marco Fiorani, presidente FederSalus -. Abbiamo incontrato la Direzione generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci e Ice Agenzia per rimodulare il piano di interventi a supporto dell'internazionalizzazione in uno scenario a mobilità ridotta e proporre di lavorare congiuntamente a piattaforme digitali che consentano di gestire efficacemente la promozione dell'offerta italiana all'estero sia a livello di singola impresa che collettivo, e intese internazionali per semplificare le procedure degli scambi commerciali. L'atteggiamento prevalente delle nostre imprese è nella direzione di un ripensamento dei modelli organizzativi per raccogliere le sfide dell'innovazione offerte dai nuovi strumenti digital».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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