Covid-19. Laurea in Farmacia abilitante, i farmacisti: così possiamo aiutare il Paese
La richiesta dell'abilitazione con la laurea senza l'esame di Stato, concessione già fatta ai medici, è il tema di una lettera di un farmacista laureato portavoce del Movimento Afci
La richiesta dell'abilitazione con la laurea, senza l'esame di Stato, concessione già fatta ai medici è il tema di una lettera pubblicata dal quotidiano nazionale "La Repubblica" siglata da una farmacista laureato portavoce del Movimento Afci (Abilitazione farmacia e Ctf Italia) che chiede il passaggio diretto all'abilitazione per poter così sostituire i colleghi in malattia o operare nelle farmacie rurali chiuse per mancanza di personale. Il Movimento sostiene l'emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle al DL "Cura Italia" per l'inserimento dell'abolizione dell'esame di stato per i farmacisti.
La lettera: senza farmacisti le farmacie chiudono
"Vi scrivo in quanto rappresentante del Movimento Afci (Abilitazione farmacia e Ctf Italia), portavoce di un gruppo Facebook che conta circa 1200 dottori in Farmacia e Ctf (Chimica e Tecnologia farmaceutica), non ancora abilitati. A oggi non possiamo praticare la nostra professione nelle farmacie, in quanto non abbiamo ancora affrontato l'esame di Stato. Siamo in un momento in cui il farmacista è ancora una volta impegnato in prima linea come fonte d'informazione pubblica sulla salute e la sicurezza, diventando spesso il primo filtro per il soggetto affetto da coronavirus. Il Covid-19 ha inoltre colpito anche la classe dei farmacisti: si contano più di 800 farmacisti affetti da coronavirus e per il momento una decina sono i deceduti. Questa situazione ha portato alla chiusura di diverse farmacie rurali rimaste senza personale, lasciando i cittadini senza un presidio per la salute, proprio nelle zone più colpite del Paese.
Sopperire alla carenza di farmacisti sul territorio
Come Afci chiediamo che per il 2020, in questa circostanza eccezionale - come avvenuto per i colleghi di medicina - sia annullato l'esame di Stato rendendo la laurea abilitante, così da sopperire in tempi brevi alla carenza di farmacisti sul territorio. A tal proposito vorrei sottolineare che questa richiesta non nasconde un escamotage. Le lauree in Farmacia e Ctf infatti già prevedono un periodo minimo di 6 mesi di tirocinio curriculare obbligatorio da svolgere presso una farmacia, preparando lo studente all'inserimento nel mondo del lavoro. Ricordo che il "diario di tirocinio professionale" vale 30 Cfu (Crediti formativi universitari) e viene vidimato dal medesimo ordine dei farmacisti affinché il laureato acquisisca già nel corso degli studi anche le competenze "pratiche" per intraprendere la professione. Per inciso, l'esame fu disposto nel 1958 quando il tirocinio era previsto nella fase post-laurea ed era propedeutico all'esame di Stato.
Esame di Stato allungherebbe le tempistiche
La circostanza Covid pregiudica lo stesso contenuto dell'esame che al momento prevede 5 prove, di cui 3 di ordine pratico impossibili da svolgere online. Tengo a ricordare che fino all'anno scorso i miei colleghi hanno potuto seguire corsi di preparazione all'esame di Stato, al momento a noi preclusi a causa della chiusura delle Università. Inoltre, l'esame in sé non prevede che si apprendano nuove conoscenze, ma è un ripasso sintetico di 5 anni di studi ed è considerato una pratica onerosa, comportando una spesa che graverebbe su bilanci familiari in un momento di crisi, anche economica. Infine, l'eventuale esame di Stato allungherebbe le tempistiche, facendo così perdere la prontezza di intervento durante l'emergenza: siamo farmacisti bloccati ai posti di partenza, pronti ad aiutare il Paese il prima possibile, con l'entusiasmo tipico dei giovani. L'esame di Stato è l'unico ostacolo formale tra noi e il lavoro nelle farmacie che necessitano di un ricambio del personale il prima possibile".
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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