Mascherine nelle farmacie, è botta e risposta su forniture e responsabilità
di Carla De Meo
E' botta e risposta tra farmacie, Commissario Arcuri e Distributori sulla disponibilità della mascherine chirurgiche di Stato
«I farmacisti sono disponibili alla vendita delle mascherine chirurgiche a prezzo calmierato ma nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate sono già finite, le ingenti quantità promesse purtroppo non sono ancora arrivate, su questo siamo punto e a capo». Queste le parole del presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo sulla situazione di stallo della carenza di mascherine. E alle agenzie di stampa ha dichiarato: «La trattativa (quella con il commissario Arcuri ndr.) sta andando avanti. Parlerò solo al termine del confronto».
Numero insufficiente: mascherine già terminate
A dare un ulteriore quadro della situazione è il segretario nazionale di Federfarma, Roberto Tobia che, sempre alle agenzie, ha confermato che «circa 3 milioni di mascherine sono in distribuzione tra Roma, Milano e Torino. ma è un numero insufficiente per far fronte al fabbisogno e alle richieste dei cittadini. Al Sud non ce ne sono proprio ed è davvero assurdo considerato che siamo ormai entrati nella Fase 2. Non c'è alcuna traccia delle 12 milioni di mascherine a settimana promesse - sostiene - e non abbiamo alcuna notizia della produzione che sarebbe invece dovuta partire a fine mese». E rispondendo alla polemica innescata dalle dichiarazioni di Domenico Arcuri, afferma: «Noi farmacisti veniamo accusati di nasconderle, quando in realtà nelle nostre farmacie non arrivano proprio o ne arrivano talmente poche da finire subito. Noi ribadiamo la nostra disponibilità per garantire al pubblico un'adeguata fornitura». Arcuri aveva dichiarato che la responsabilità della carenza è «di distributori e farmacisti» e che le farmacie non hanno le mascherine «perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere».
Distribuzione: semplificare normativa
Accuse che la distribuzione intermedia rimanda al mittente: «Le uniche che stiamo distribuendo sono quei tre milioni provenienti dalla Protezione Civile e a breve saranno finite a fronte di un fabbisogno di 10 milioni al giorno - ribadisce Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi - Siamo subissati di richieste e purtroppo ci sono diversi milioni di mascherine bloccate e sequestrate durante i controlli, spesso per intoppi burocratici: bisognerebbe eliminare questo corto circuito». I distributori denunciano la mancanza di un fornitore che possa importare grossi numeri. «La società italiana di Perugia importatrice di mascherine dalla Cina, che ci aveva garantito a regime la fornitura di dieci milioni di dispositivi a settimana, pare non sia più in grado di farlo», spiega Mirone. In attesa che a giugno le aziende italiane riconvertite vadano a regime, il governo punta a facilitare le regole per gli altri tipi di mascherine, sulla carta meno protettive. L'ultima ipotesi del governo in questo senso è di semplificare le normative, magari con interventi che possano essere inseriti nel Dl rilancio. Le modifiche avrebbero l'obiettivo di semplificare e velocizzare l'iter per la certificazione anche delle mascherine non chirurgiche - ma che rispondano ad alcuni requisiti tecnici - e consentirne l'utilizzo in alcuni ambiti lavorativi. (SZ)
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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