Carenze farmaci, report del Pgeu: cresciute a livello europeo
La carenza di farmaci nelle farmacie di comunità è peggiorata nel 2020 rispetto all'anno precedente. Lo evidenzia il report annuale dell'Associazione dei farmacisti dell'Unione europea
La situazione delle carenze di medicinali nelle farmacie di comunità è peggiorata nel 2020 rispetto all'anno precedente. Lo evidenzia il report annuale del Pgeu, associazione dei farmacisti dell'Unione europea, che ha coinvolto 26 Paesi del continente. Le carenze in realtà hanno toccato tutti i Paesi, ma nel 65% di essi hanno destato particolari preoccupazioni, se paragonate a quelle del 2019. Tutte le classi di medicinali sono toccate dal problema, con particolare riferimento a quelli cardiovascolari. In totale sono oltre duecento i farmaci di cui nel report si segnala la carenza.
Danno economico e di immagine per le farmacie
La quasi totalità del campione preso in esame dall'indagine concorda sul fatto che queste difficoltà di approvvigionamento siano fonte di notevole disagio nei pazienti - a volte costretti a ripiegare su medicinali non rimborsati - e allo stesso tempo rappresentino un danno economico e di immagine per le farmacie non in grado di esaudire le richieste dei cittadini. Senza contare che si può quantificare in circa sei ore settimanali il tempo perso dallo staff della farmacia per occuparsi della questione. Il 23% dei Paesi lamenta una mancanza di informazioni tempestive sulle carenze in atto. Più in generale, le farmacie europee affermano di ricevere informazioni in merito a esse principalmente dalle Agenzie del farmaco, in seconda battuta dall'industria e infine dai grossisti.
Delgutte: più attenzione dalle istituzioni europee
Il presidente del Pgeu Alain Delgutte, commentando i risultati del report, sottolinea come la pandemia abbia reso evidente anche al grande pubblico «la vulnerabilità della supply chain in materia di medicinali e apparecchiature medicali, un problema strutturale con il quale le farmacie sono alle prese da alcuni decenni». L'auspicio è dunque quello di «una maggiore attenzione da parte delle istituzioni europee nei confronti di questo fenomeno, in modo da conseguire risultati positivi negli anni a venire, attraverso soluzioni efficaci che possano essere di giovamento a operatori sanitari e pazienti».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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