Protocollo vaccini in farmacia. Sicurezza e responsabilità: le priorità segnalate dai farmacisti non titolari
Ben venga la figura del farmacista vaccinatore ma a condizione che possa operare con tutte le indispensabili misure di sicurezza. Il commento di Sinasfa
In un momento di emergenza come questo, i farmacisti sono stati al fianco della popolazione e continueranno a esserlo con quanto sarà necessario per uscire dalla crisi. A fronte dell'esigenza di allargare il più possibile e nel più breve tempo la capacità vaccinale del nostro Paese, ben venga anche la figura del farmacista vaccinatore, ma a condizione che possa operare con tutte le indispensabili misure di sicurezza a tutela tanto del professionista, quanto di chi riceve il vaccino. Tra queste, in primo luogo, la presenza del medico, che garantisca un tempestivo intervento in caso di eventi avversi e detenga la responsabilità della somministrazione. A lanciare l'appello Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che ha inviato una lettera al Commissario straordinario per l'emergenza.
Farmacista vaccinatore, Sinasfa: sì, ma in presenza del medico
«Stiamo ricevendo molte richieste di chiarimento da parte di farmacisti che ci chiedono, in particolare, quali siano i rischi e se siano obbligati a somministrare il vaccino. La Legge di Bilancio 2021, così come modificata dal cosiddetto decreto Sostegni, "consente, in via sperimentale, per quest'anno, la somministrazione di vaccini contro il Covid-19 nelle farmacie da parte di farmacisti opportunamente formati". Non viene, quindi, sancito nessun obbligo e questo è tanto più chiaro nell'Accordo quadro firmato da Regioni, Governo, Federfarma e Assofarm che "definisce la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento, su base volontaria, dei farmacisti nella campagna di vaccinazione nazionale"». In generale, «vorrei chiarire che, in una condizione di emergenza come quella attuale, non siamo contrari alla figura del farmacista vaccinatore, ma riteniamo che ci debbano essere garanzie minime di sicurezza, non solo per i farmacisti, su cui comunque ricade il rischio della inoculazione, ma soprattutto a tutela di chi viene vaccinato. Occorre considerare, infatti, che non si parla di somministrare vaccini antinfluenzali in condizioni di normalità, ma in una situazione di pandemia un vaccino anti-Covid immesso sul mercato da pochissimo tempo e, per altro, per quanto riguarda Astrazeneca, se pure autorizzato da tutte le Agenzie regolatorie, è soggetto a provvedimenti cautelativi da parte di molti Paesi». Tutto questo, «a fronte di un percorso di studi che ha fornito al farmacista una preparazione e una impostazione professionale di tutt'altra natura. I farmacisti, va considerato, non hanno mai inoculato prima d'ora nessun vaccino, non hanno maturato alcun tipo di esperienza al riguardo. Per chi non è abituato, non è semplice gestire un'emergenza, capire tempestivamente cosa stia succedendo e sapere come agire, in attesa che arrivino i soccorsi. Non siamo medici e non siamo infermieri». Il punto, per Sinasfa, è che «per poter somministrare i vaccini ci vogliono le debite condizioni di sicurezza e queste, per farmacisti che non lo hanno mai fatto prima, consistono nella presenza del medico». Per altro, sul fonte della responsabilità, «nel caso in cui si verificasse un evento avverso, chi ha somministrato il vaccino rischia di essere inserito nel registro delle notizie di reato nella veste di indagato per verificare che tutti i protocolli e le procedure siano state applicate in maniera corretta, oltre ovviamente a verificare la presenza in farmacia - ed eventualmente il corretto uso - di tutti i dispositivi di sicurezza previsti dall'Accordo. Solo alla fine delle indagini il Giudice potrebbe verificare l'applicabilità o meno dello scudo penale, introdotto di recente con il cosiddetto Decreto Covid, e, quindi, decidere se aprire o meno un procedimento a carico del vaccinatore». Detto questo, «per quanto non possiamo non rilevare che tutto sia avvenuto senza che ci sia stato un confronto all'interno della categoria, vorrei chiarire che non è una questione di contratto scaduto o di un apparato normativo contrattuale che non prevede tali mansioni. I farmacisti, fin dall'inizio della pandemia, sono stati in prima linea al fianco della popolazione e continueremo a esserlo e a fare quanto necessario per uscire dalla crisi. Ma per noi c'è una questione di sicurezza e in questo senso la presenza del medico durante l'inoculazione, in farmacia o altrove, è fondamentale, per la tutela in primo luogo dei cittadini, ed averlo escluso ci sembra ad alto rischio».
La lettera al Commissario straordinario
Per questo, «di recente, abbiamo inviato al Commissario straordinario una missiva via Pec, confermando da un lato che siamo favorevoli alla figura del farmacista vaccinatore, purché in presenza di un medico, con le opportune garanzie di sicurezza, su base volontaria e con una remunerazione adeguata». Inoltre, «proprio per l'obiettivo di aumentare la capacità vaccinale, riteniamo strategico inserire i farmacisti vaccinatori nei team vaccinali e nei punti vaccinali del territorio. Abbiamo, quindi, chiesto un intervento normativo che possa consentire ai laureati in farmacia, anche pensionati, e a tutti i farmacisti che lavorano part time o full time, in qualsiasi luogo, di poter operare anche nei centri vaccinali dopo l'opportuna formazione, in modo che tutta la categoria possa dare il proprio contributo, al fianco di tutti gli altri operatori sanitari. Occorre pensare, infatti, anche che la vaccinazione di massa non si esaurirà con la conclusione di questa campagna, ma con ogni probabilità andrà reiterata e, per questo, servirà uno sforzo importante da parte di tutte le figure sanitarie e un reale ampliamento della forza vaccinale, così da poter raggiungere quante più persone è possibile».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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