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01 Maggio 2021

Vaccini in farmacia. Anamnesi, gestione agende e dosi: criticità e soluzioni dall’esperienza dei farmacisti


In Liguria prosegue l'esperienza di vaccinazione in farmacia partita un mese fa. Ecco quali criticità sono state segnalate dalle prime esperienze e quali le eventuali soluzioni messe in atto

Dalla settimana prossima, ai 52 punti di vaccinazione territoriale organizzati dalle farmacie liguri, se ne aggiungeranno altri 53, portando il contributo verso la campagna regionale a 6.000 vaccinazioni anti-Covid a settimana. Al momento, si tratta dell'unica esperienza di vaccinazione in farmacia sul territorio, partita un mese fa, e, intanto, si sta lavorando per recepire la possibilità di far somministrare i vaccini ai farmacisti, mantenendo la responsabilità dell'anamnesi in capo al medico. Ma in che modo si sono organizzate le farmacie? Quali criticità sono state segnalate dalle prime esperienze e quali le eventuali soluzioni messe in atto? Ne abbiamo parlato con Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria, e Francesca Massa, direzione Federfarma Liguria, che hanno fatto un bilancio dell'esperienza.


Con farmacie operative aumenta la capacità vaccinale

Come si ricorderà, in Liguria l'Accordo che ha fatto delle farmacie della Regione - le prime in Italia - un punto di vaccinazione sul territorio (PVT) è stato concluso il 17 febbraio, come risultato di trattative condotte a partire dal mese di dicembre e sulla base della cornice normativa della Legge Bilancio 2021. Il modello è quello che vede la supervisione della seduta vaccinale da parte del medico, che effettua l'anamnesi e l'inoculazione. «Le farmacie sono molto soddisfatte - spiegano a Farmacista33 le rappresentanti di Federfarma Liguria, - soprattutto per il contributo in termini di salute pubblica e la valorizzazione degli aspetti professionali. Anche se il farmacista, al momento, non somministra direttamente il vaccino, ha in capo la preparazione delle dosi e la gestione della seduta. Cittadini e Regione stanno esprimendo grande apprezzamento e, d'altra parte, la capacità vaccinale della farmacia è notevole, si stima pari a oltre il 10% del totale. A partire dal 10 maggio, si prevede poi di arrivare a circa 6.000 somministrazioni la settimana».


Si studia modello per utilizzo Pfizer da fine maggio per under 60

Per quanto riguarda la tipologia di vaccino, «per ora stiamo vaccinando con AstraZeneca persone tra i 70 e 80 anni e, a breve, partiremo con la fascia 60-70. Prevedibilmente, verso fine maggio, se si sarà raggiunta, a livello regionale, la copertura dell'80% di queste fasce, passeremo agli under 60. La Regione ci ha già chiesto la disponibilità a utilizzare Pfizer, indicativamente da fine maggio-inizio giugno, e stiamo elaborando, con il coinvolgimento della distribuzione intermedia, un modello di gestione che ne permetta l'utilizzo nell'arco di cinque giorni dall'uscita delle dosi dalla Asl».


Aspetti strutturali e gestione agende: l'esperienza delle farmacie

In merito all'organizzazione e agli aspetti strutturali, «le modalità in cui le farmacie si sono organizzate sono molto variegate, anche in funzione delle caratteristiche del presidio e del territorio di riferimento. C'è chi ha utilizzato spazi propri, chi si è appoggiato a locali esterni e, in qualche caso, i comuni, l'Avis, o altri Enti hanno messo a disposizione dei locali. Ci sono stati poi situazioni in cui le farmacie si sono consorziate, come previsto dall'Accordo, per prendere in affitto una struttura esterna. Mentre tendoni o soluzioni di questo tipo per lo più non sono state usate».
Ma quali difficoltà sono state segnalate dalle farmacie? «Complessivamente, il fatto di essere partiti con una tranche di 50 presidi ci ha consentito una maggiore capacità di verifica sulle attività messe in atto le farmacie, che non sono poche: si va dal coordinamento e armonizzazione delle attività con la distribuzione intermedia, alla gestione informatica di tutte le fasi, fino alla organizzazione della seduta vaccinale. L'utilizzo della piattaforma, per esempio, almeno inizialmente, non è stato semplice e ci sono stati anche tanti momenti di formazione. Ma quello che va sottolineato è che si tratta di attività su cui le farmacie devono essere preparate. Sono tanti gli aspetti a cui occorre dedicare tanta attenzione». In particolare, va evidenziato «un fenomeno che era stato previsto nell'Accordo, ma che non era, a priori, ben chiaro nella sua entità: la necessità di gestire in un certo modo le agende degli appuntamenti e la capacità di trovare riserve. Capita non di rado, infatti, che il paziente non si presenti o che il medico, dopo l'anamnesi, rilevi che il soggetto non sia eligibile. Occorre assicurarsi che i pazienti ci siano e che si possano reperire delle riserve, per non sprecare il prodotto».


Si lavora per inoculazioni da farmacisti

E proprio sulla presenza del medico c'è una riflessione: «Questo è un punto per noi di particolare importanza» spiega Borachia. «Nelle interlocuzioni che abbiamo con la Regione abbiamo affrontato anche le novità del decreto Sostegni e del Protocollo nazionale sul farmacista vaccinatore. Si tratta di aspetti che verranno integrati all'interno dell'Accordo in essere e che metteranno i farmacisti che hanno completato l'iter di formazione e abilitazione nelle condizioni di poter somministrare direttamente il vaccino. Il modello che abbiamo messo in piedi resterà e, in particolare, verrà mantenuta la supervisione del medico sulla seduta vaccinale, soprattutto, in relazione alla fase dell'anamnesi, che considero atto medico, della scelta del vaccino da somministrare e della eligibilità del paziente. Un elemento di garanzia per farmacie e farmacisti visto che, come già sottolineato, non sono pochi i pazienti che, dal questionario, non sono stati ritenuti idonei dai medici».

Francesca Giani

TAG: CONSENSO INFORMATO, FARMACIE, VACCINAZIONE IN FARMACIA, FARMACISTA, VACCINO ANTI-COVID-19

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