Covid-19. Tra green pass sul lavoro, obbligo vaccinale e sospensioni, i nodi e le proposte
È in corso il dibattito alla Camera sulla conversione in legge del Decreto Green Pass tra estensione del certificato verde e discussione sull'obbligo vaccinale
Mentre è in corso il dibattito alla Camera sulla conversione in legge del Decreto Green Pass, la road map del Governo - tra estensione del certificato verde e discussione sull'obbligo vaccinale - sembra restare, nonostante le tensioni. La cabina di regia, che dovrebbe occuparsi anche di queste tematiche, dovrebbe slittare a settimana prossima, mentre sulla terza dose la macchina si sta preparando. Continuano, soprattutto nel mondo medico, le sospensioni dei sanitari per i quali vige l'obbligo vaccinale, mentre sul green pass sul lavoro avanza il confronto con le parti sociali.
Green Pass sul lavoro, parti sociali: costi non ricadano su imprese e lavoratori
In merito al dibattito alla Camera sulla conversione in legge del Decreto Green Pass, in corso in questo momento, non è stata posta la fiducia. Via Twitter, dal deputato della Lega Claudio Borghi, è stato annunciato il ritiro degli emendamenti della Lega: "Evitando la fiducia si discuteranno e voteranno gli emendamenti di opposizione, articolo per articolo". Il riferimento in particolare è a quegli emendamenti considerati più "spinosi", relativi per esempio all'abrogazione del green pass per i minori di 18 anni, ma le tensioni, secondo quanto riferiscono le agenzie, restano accese. Al di là del dibattito, a ogni modo, sembra restare invariata la road map, già annunciata, del Governo, con l'intenzione di estendere il Green Pass sui luoghi di lavoro, a cominciare dal pubblico impiego, e di andare alla terza dose per i pazienti fragili. Le tematiche potrebbero confluire in un nuovo provvedimento e saranno oggetto della cabina di regia, che probabilmente slitterà alla settimana prossima. Sul primo punto, a ogni modo, è in corso il dibattito in seno al mondo del lavoro e dalle parti sociali viene ribadito che i costi non devono ricadere su aziende o lavoratori. In particolare, ha spiegato il leader di Confindustria Carlo Bonomi, "le imprese hanno già sostenuto i costi di messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e i contributi previsti dal governo per il rispetto dei protocolli sanitari sono stati infinitesimali. Non si può chiedere all'imprese di sostenere un costo per scelte legittime dei lavoratori che decidessero di non utilizzare altri sistemi previsti all'interno del Green Pass".
Prosegue anche la discussione sull'ipotesi dell'obbligo vaccinale, su cui c'è un intervento di Ema all'Adnkronos Salute, che ribadisce come "tale decisione spetti ai singoli stati, tenendo conto di fattori come le condizioni epidemiologiche locali, la diffusione del virus, la disponibilità dei vaccini e le capacità del sistema sanitario nazionale". Mentre continua il fermento anche sul fronte delle sospensioni dei sanitari, per i quali già oggi vige l'obbligo, in caso di inosservanza: da Fnomceo, la Federazione degli ordini dei medici, è partita la denuncia che mille medici - su 1500 - non vaccinati siano ancora in attività, mentre risultano sospesi solo 500. Di questi, secondo i dati della Fnomceo, 120 hanno comunicato l'avvenuta vaccinazione, mentre sono 40 gli ordini che hanno sospeso almeno un medico - va detto comunque che la percentuale di medici non vaccinati sul totale (460mila) è esigua. L'invito che parte dalla Fnomceo è quindi che le Asl agiscano più rapidamente nell'applicare la normativa, riducendo le differenze locali. Che ci sia disomogeneità, d'altra parte, emerge anche da quei territori che, al contrario, stanno applicando una stretta sul tema: da Odontoiatria33 viene segnalato il caso del Piemonte, che avrebbe inviato agli ordini sanitari un invito a considerare la vaccinazione come requisito per l'esercizio della professione, mentre la sospensione allo svolgimento di quelle prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali resta un requisito posto al datore di lavoro.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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