Sanità digitale, AgoràSalute: tecnologie per umanizzare le cure e migliorare la collaborazione Mmg-farmacista
La digitalizzazione della sanità è al centro del secondo webinar di AgoràSalute le "Tecnologie digitali per umanizzare le cure e migliorare la collaborazione"
«Non è possibile immaginare qualsiasi futuro di condivisione dei percorsi terapeutici senza l'utilizzo di mezzi che facilitino il dialogo tra medico e farmacista, la rete con gli altri professionisti della salute, resa più rapida con la pandemia, nella quale medici e farmacisti hanno dimostrato grandi capacità di adattamento telemedicina, teleconsulto, riconciliazione terapeutica. Ma un cortocircuito avviene con il Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico...». È Davide Petrosillo, segretario della Federazione degli ordini lombardi, ad aprire il secondo webinar organizzato da AgoràSalute, piattaforma digitale nata per nasce per fornire un punto di incontro a medici e farmacisti e, più in generale, favorire il dialogo tra le professioni sanitarie. Al centro dell'incontro virtuale le "Tecnologie digitali per umanizzare le cure e migliorare la collaborazione".
Brignoli (Simg): Fse per ora occasione persa
La digitalizzazione sta impattando in maniera sempre più consistente sull'attività di medici e farmacisti: videoconsulti, app per i controlli medici da remoto, dematerializzazione delle ricette, gestione code, consegne domiciliari. Le tecnologie digitali, attraverso la raccolta e l'elaborazione di dati, consentono di migliorare il rapporto con i pazienti e lo scambio di informazioni, rafforzando il network medico/farmacista/paziente. Ma non sono tutte rose e fiori, anzi. «Ho molti dubbi», afferma Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale, «sul fatto che le ingenti risorse in arrivo sulla digitalizzazione dalla Missione 6 del Pnrr siano ben utilizzate. Sono passati parecchi anni da quando gli strumenti di e-health sono stati messi a disposizione dei professionisti della salute ma il cruccio è che in realtà questa integrazione multidisciplinare non è mai avvenuta. Il Fascicolo sanitario elettronico sarebbe dovuto essere uno dei pilastri in questo senso, un archivio nei quali confluivano i dati del paziente, consultabili dal paziente stesso e dagli operatori sanitari. A oggi abbiamo una specie di cassapanca elettronica che contiene una serie di prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale ma non siamo in grado di capire chi le governa, chi le struttura in maniera logica e ragionevole. Il tema della dematerializzazione della ricetta è invece un grande passo avanti, libera il Mmg da oneri burocratici per dare spazio alla clinica, aiuta il paziente in termini logistici. Occorre a sperimentazioni fattibili: il teleconsulto come strumento di dialogo tra Mmg e specialisti proprio per ridurre accessi inappropriati alla specialistica e ai pronto soccorso». Gli fa eco Paolo Levantino, farmacista e presidente di Agifar Palermo, che si sofferma su una indagine svolta da Digital Health: «L'Fse non contiene dati strutturati, manca la firma elettronica spesso nei documenti e in alcuni casi non è presente una corretta codifica degli esami. In più l'82% dei cittadini italiani non conosce il Fascicolo, secondo l'Osservatorio digitale del Politecnico di Milano, e solo il 15% di chi ce l'ha lo utilizza».
La tecnologia è uno strumento, non un fine
Secondo Francesco Gamaleri (consigliere dell'Ordine dei farmacisti di Milano, Lodi, Monza e Brianza) «non è solo questione di usare uno strumento digitale, prima di tutto bisogna puntare a una riorganizzazione in termini sociali, culturali e sanitari. Il digitale non devono essere un fine ma un mezzo, da non banalizzare. A volte anche la normativa indica traguardi di digitalizzazione privi di un contesto adeguato, che possa consentirne la realizzazione; in più, a volte, la tecnologia è in contrasto con l'umanizzazione, con l'etica delle cure. Digitalizzazione e iperconnessione hanno anche delle controindicazioni, si veda gli effetti negativi della Dad sulla psiche dei giovani». Per Pierluigi Diano, Mmg di Milano, «la tecnologia dovrebbe andare incontro alle esigenze degli strati più deboli della popolazione, anziani, cronici, oncologici. Ma una tecnologia senza umanizzazione è destinata a perdersi, a volte medici e farmacisti fanno da tutor verso pazienti anziani che di digitale non sanno nulla». Con l'ottica dello specialista Armando Orlandi (oncologo del Policlinico Gemelli) ricorda che «nel nostro day hospital non ci siamo mai fermati durante la pandemia, abbiamo però reso il follow up telematico. Una novità non priva di criticità, è forte il deficit di comunicazione e umanità nel rapporto virtuale tra medico-paziente. Ritengo invece molto utile il rapporto telematico tra specialisti: discutere a distanza con colleghi, compresa la medicina territoriale, riguardo a un caso clinico è invece molto performante. Siamo ancora lontani però dall'uso al top della tecnologia».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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