Tamponi rapidi, Federfarma: sì al controllo documento d’identità
Le farmacie sono invitate a richiedere un documento d'identità a chi si sottopone a un test antigenico rapido
Al fine di evitare condotte illecite le farmacie sono invitate a richiedere un valido documento di riconoscimento a chi intende sottoporsi a un test antigenico rapido. L'invito arriva da Federfarma che ritiene che le farmacie possano legittimamente farlo, in particolare per evitare le recenti truffe segnalate.
Truffe per ottenere illecitamente il green pass
È stato, infatti, riscontrato nei giorni scorsi che soggetti positivi si rivolgono alla farmacia per effettuare un tampone antigenico rapido con una tessera sanitaria appartenente a un'altra persona. In questo modo, l'intestatario della tessera sanitaria risulterebbe erroneamente positivo potendo così ottenere illecitamente un green pass rafforzato da guarigione al termine dell'isolamento.
Chiedere documento e annotarne il numero sulla modulistica
Pertanto, precisa il sindacato in una comunicazione sul proprio house organ "l'esatta identificazione del soggetto interessato è rilevante ai fini sanitari, per attribuire correttamente il referto al soggetto a cui è stato somministrato il tampone, nonché ai fini legali perché, come noto, l'esito di un tampone antigenico rapido può produrre effetti giuridici", sia per il rilascio del Green pass ordinario o rafforzato, ma anche di inizio e fine isolamento e fine quarantena. Il sindacato, quindi invita a chiedere il documento e annotarne il numero sulla modulistica prevista, al momento della registrazione dei dati del cittadino sulle piattaforme informatiche. Il Protocollo d'intesa per i test antigenici rapidi in farmacia validi per il Green Pass, osserva Federfarma "non prevede espressamente l'obbligo per le farmacie di richiedere un documento di riconoscimento, tuttavia al fine di contrastare le condotte illecite sopra descritte e comunque identificare correttamente i pazienti, si consiglia di richiederne l'esibizione". Nel merito Federfarma ha chiesto un parere al commissario Figliuolo e al Garante per la privacy.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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