Carenza farmacisti: fabbisogno laureati in crescita dopo la pandemia. Sul territorio non si trova personale
Sale il fabbisogno di farmacisti, in accordo tra Ministero e Fofi, le Regioni ne avevano chiesti di più. Maurizio Pace (Fofi) impatto di servizi, concorso straordinario e Pnrr
C'è accordo tra Ministero della Salute e Fofi. Per l'anno accademico 2022-23 il fabbisogno di farmacisti sale da 448 unità chieste negli anni 2020-21 e 2021-22 a 600 unità. Una salita impensabile fino a pochi anni fa. Le Regioni, terza istituzione chiamata a dire quanti professionisti sanitari siano necessari in futuro, avevano addirittura chiesto 726 immatricolazioni ai corsi di laurea in Farmacia ed in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. È prevalsa una via di mezzo, tenendo forse conto che chi parte adesso uscirà dall'ateneo con un titolo tra 2027 e 2028. Per la cronaca, tra Farmacia e CTF si laureano in media 5 mila unità l'anno, molti vanno a lavorare nel mondo della chimica, dell'industria farmaceutica, persino della scuola dove sono richiesti in particolare negli istituti tecnici. Il fabbisogno va adesso ratificato dalla Conferenza Stato Regioni. In contemporanea sono stati definiti i fabbisogni di futuri medici (16.354), infermieri (24.352), professionisti sanitari del comparto (le "22 professioni sanitarie"), ostetriche, veterinarie. Una curiosità: nella maggior parte dei casi le richieste del Governo sono allineate a quelle delle Regioni; nel caso dei farmacisti sono allineate a quelle dell'Ordine. E sono lontani i tempi in cui paventando l'ampliarsi di sacche di disoccupazione, la Federazione proclamava un "fabbisogno zero".
Farmacia dei servizi e concorso straordinario: impatto positivo su disoccupazione
Maurizio Pace, segretario della Fofi presente ai colloqui con il Ministero della Salute su questo tema, intervistato da Farmacista33, sottolinea come due elementi abbiano capovolto lo scenario: la pandemia e prima ancora il "concorsone". «Con il Covid-19 - premette Pace - il ruolo del farmacista è cambiato, ed è cambiato il carico di lavoro. Il ministro Speranza ci ha chiesto sacrifici e non abbiamo indietreggiato. Al corso dell'Istituto superiore di sanità per formarsi sulle vaccinazioni hanno aderito 55 mila iscritti su 100 mila. Abbiamo poi svolto un lavoro enorme sui tamponi rapidi, effettuandone milioni, e abbiamo garantito la distribuzione, anche a casa, di farmaci e ossigeno ai malati Covid. La grande mole di lavoro ha richiesto assunzioni, e in un attimo ci siamo ritrovati nella difficoltà di reperire personale. So di ricerche sui portali che vanno a vuoto, non si trova un collega, e so di farmacie che cercano laureati fuori dall'Italia». Il fabbisogno era valutato in crescita già nel 2019. «La disoccupazione - premette Pace - era tangibile soprattutto al Sud. In alcune località si arrivava al 30% di disoccupati fatti 100 gli iscritti all'ordine. Al Nord in genere si trovavano sbocchi. A fine decennio si sono manifestate le conseguenze favorevoli del concorso indetto dal governo Monti nel 2011 con le liberalizzazioni. Un concorso che le Regioni hanno impiegato 3 anni per attuare e che successivamente ha vissuto il processo delle assegnazioni delle farmacie ai vincitori, ormai quasi completate se si eccettua la Campania. Il rapporto definito di una farmacia ogni 3.300 abitanti e la possibilità di concorrere in associazione ha fatto in modo che si viaggi verso le 2 mila sedi aperte, con circa 6 mila nuovi occupati. Chi aveva trovato chance nell'industria, a scuola, o in farmacia ospedaliera o come dipendente di farmacia, ha potuto mettersi in proprio o lavorare da dipendente nella farmacia territoriale lasciando il posto a chi aveva un lavoro precario. La disoccupazione è stata assorbita. Successivamente, la pandemia ha dimostrato come il concorso sia stato idea lungimirante. Per attuare i tanti servizi chiesti sul territorio c'era bisogno di farmacie capillarmente distribuite».
Aumentato fabbisogno tiene conto delle Pnrr
Il fabbisogno è aumentato anche tenendo conto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che nel 2026, anno di avvio "a regime" delle Case di comunità e dell'Assistenza integrata domiciliare sul 10% della popolazione over 60, avrà bisogno di più professionisti e tra essi laureati? «Credo abbia prevalso la considerazione che la farmacia sotto casa è indispensabile a prescindere, a riprova del lavoro svolto dalle farmacie territoriali. Dirò di più: a mio parere una casa di comunità ogni 50 mila abitanti è inutile in comprensori molto vasti, come ad esempio la provincia di Agrigento, dove lavoro, e dove ci sono solo tre comuni di quella dimensione oltre al capoluogo, tutto il resto è sparso su chilometri e chilometri di campagna. Al Sud come al Nord il paziente residente in aree poco popolose ha bisogno di essere preso in carico da professionisti sanitari a lui vicini. La farmacia come front-office del servizio sanitario è indispensabile e credo che pure medico di famiglia e pediatra sotto casa siano un "plus". Serve tanta informatizzazione. In particolare, tutti noi dovremmo poter lavorare su un fascicolo sanitario elettronico nazionale, completo di dossier farmaceutico inclusivo di tutte le terapie seguite dal paziente, coperte dal Ssn o meno. Anche la distribuzione per conto andrebbe potenziata: i pazienti cronici dovrebbero disporre subito dei farmaci senza doversi approvvigionare a chilometri di distanza; l'ospedale dovrebbe somministrare per lo più i farmaci sperimentali lasciando il resto alle farmacie territoriali, in distribuzione per conto con ricarichi anche modesti: un servizio che il paziente in epoca Covid ha gradito. E credo abbiano gradito le Regioni nello "sbilanciarsi" con la loro richiesta di 726 farmacisti, che forse vede lontano in termini di potenzialità del nostro servizio».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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