25 settembre, elezioni e candidati. Mandelli (Fi): i farmacisti professionisti centrali nel servizio sanitario nazionale
Intervista ai candidati farmacisti: Andrea Mandelli, candidato alla Camera dei Deputati e responsabile del Settore Sanità di Forza Italia
«Ci avviamo verso una sanità sempre più di prossimità, vicina ai cittadini, di cui il farmacista territoriale è diventato figura centrale. In questi anni, e tanto più durante la pandemia, i farmacisti si sono, infatti, dimostrati protagonisti delle cure sul territorio. Ora, occorre sviluppare una logica di équipe con i medici di famiglia e con le altre professioni sanitarie per concorrere, tutti insieme, a realizzare la riforma dell'assistenza sul territorio, ponendo al centro il cittadino-paziente». Monzese, 60 anni, Andrea Mandelli, candidato alla Camera dei Deputati e responsabile del Settore Sanità di Forza Italia, è un veterano dell'attività parlamentare, è stato senatore e poi deputato nelle fila del partito guidato da Silvio Berlusconi.
Scommessa sulla medicina di prossimità
In questi anni, ha saputo conciliare la sua "vision" politica con l'impegnativo ruolo di presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti. A lui si devono, già dai primi anni Duemila, proposte divenute poi realtà, come la vaccinazione in farmacia e la farmacia dei servizi nelle forme "forti" che caratterizzano altre realtà europee. In occasione delle elezioni del 25 settembre è candidato per il centrodestra nel collegio uninominale Milano Loreto. E tratteggia un programma politico teso al rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. «Forza Italia, che ha aderito ad un accordo con le altre realtà del centrodestra, ha un suo programma dettagliato sulla sanità che include un incremento delle prestazioni nei livelli essenziali di assistenza, una facilitazione nell'accesso universale alle cure da parte dei pazienti, specie a tutela delle fasce economicamente più deboli che oggi non riescono a curarsi. Tra le nostre proposte c'è anche la scommessa sulla medicina di prossimità e sull'ampliamento degli orari d'apertura degli ambulatori, nonché un investimento forte sulla prevenzione e sulla ricerca sanitaria», spiega. «Sul fronte della prossimità, riteniamo cruciale l'integrazione tra ospedale pubblico, da potenziare, e territorio. Mi riferisco alla necessità che i pazienti - sia cronici sia acuti - abbiano risposte in termini di presa in carico e non siano costretti ad affrontare viaggi, a volte anche molto lunghi, per ottenere le cure necessarie. Servono strutture loro vicine, a partire proprio dalla farmacia sotto casa. Penso anche al rafforzamento del bonus per il supporto psicologico per chi sta patendo di più le difficoltà nate dalla pandemia, prima, e dall'aumento del costo della vita, poi, e alla necessità di attualizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, mettendo meglio a fuoco gli interventi sui fabbisogni di medici specialisti e sulla valorizzazione della medicina di emergenza. C'è infine una scommessa sulla digitalizzazione e, in particolare, sul Fascicolo sanitario elettronico e sul dossier farmaceutico per assicurare che i cittadini possano ricevere le cure appropriate in qualsiasi parte del Paese si trovino».
Qual è il valore aggiunto di questo programma per le farmacie?
«Il ruolo del farmacista del territorio all'interno del Servizio sanitario nazionale è cambiato in modo determinante negli ultimi tre anni. Oggi tutti hanno compreso che puntare sulle farmacie e sui farmacisti è il solo modo per rendere l'assistenza sanitaria davvero efficace, nelle zone rurali come nelle grandi città. Partiamo dagli importanti passi avanti compiuti e dalle nuove competenze acquisite durante la pandemia, a cominciare dalla possibilità di effettuare le vaccinazioni in farmacia e di fare i tamponi. E ancora, dal grande orizzonte che si apre per i test diagnostici grazie alla possibilità di utilizzare direttamente il pungidito e dalla riforma del nostro corso di laurea, che ho avviato insieme al Ministero dell'Università. Da qui dobbiamo continuare a lavorare, anche nella direzione giustamente tracciata dal DM77, ossia la costruzione di un team per rispondere sul territorio alla richiesta di salute dei cittadini».
Cresce il numero di aspiranti deputati e senatori tra i farmacisti, cosa vuol dire?
«E' un bene, dal mio punto di vista. E' importante una nostra rappresentanza in Parlamento, non certo per una difesa "corporativa" ma per mettere le nostre competenze al servizio delle istituzioni e far sì che le politiche per la salute siano sempre più efficaci. Qualsiasi parte politica rappresenti, il farmacista è un professionista sanitario vicino ai cittadini, che ne conosce necessità e istanze, dando loro voce».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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