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23 Settembre 2022

Vitamina D essenziale per un'ampia fascia di popolazione. Il punto in un incontro a Firenze


Ribadire il ruolo e l'efficacia della vitamina D come ormone, sensibilizzando sul perché prescriverla, quando prescriverla e in che modo. Questo il focus della VI Consensus Conference Internazionale sulla Vitamina D, in corso a Firenze. L'incontro - che affronterà anche il tema del legame tra vitamina D e Covid e dell'uso di questo composto nei pazienti con obesità grave che si sottopongono a chirurgia bariatrica - è coordinato da Andrea Giustina, ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e John Bilezikian, della Columbia University di New York.

Colecalciferolo, calcitriolo e calcifediolo: quale forma di vitamina D scegliere

La vitamina D è utile per un'ampia fascia di popolazione, in diversi ambiti, come la necessità di associarla alle terapie contro l'osteoporosi, per ridurre il rischio di frattura. "Il punto di partenza è misurare i livelli di vitamina D, in particolare in paesi con un'alta prevalenza di ipovitaminosi D, come l'Italia. Molecole come colecalciferolo, calcitriolo e calcifediolo sono tutte forme di vitamina D che hanno caratteristiche diverse. Calcifediolo e calcitriolo, per esempio, sono molecole utili in popolazioni ristrette, come i pazienti con insufficienza epatica o renale, mentre la vitamina D per la popolazione generale è il colecalciferolo, la molecola sintetizzata dalla cute esposta ai raggi solari. Il problema è legato alla fisiologia. Nella maggior parte dei casi manca il colecalciferolo perché non viene prodotto dalla pelle. Il rischio di usare forme più attive della vitamina D, soprattutto calcitriolo, quando non è necessario, è quello di sovraccaricare l'organismo", ha spiegato Giustina.

Tra Covid e obesità: le nuove prospettive di utilizzo della vitamina D

All'incontro sarà dato spazio anche a vitamina D e Covid. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato un'elevata prevalenza di bassa vitamina D tra i pazienti che hanno contratto l'infezione da SARS-CoV-2. La ricerca, dunque, sta indagando se l'ipovitaminosi sia un effetto del Covid o una precondizione che rende le persone più suscettibili all'infezione. "La vitamina D potrebbe avere un ruolo soprattutto nella prevenzione del Covid, come rilevano recenti metanalisi per altre infezioni respiratorie, mentre il suo impiego in ambito terapeutico, in associazione ad antinfiammatori e antivirali, è in fase di studio e i dati preliminari non sono univoci", ha sottolineato l'esperto. Entro fine anno, infine, sono attese le linee guida sull'uso della vitamina D in soggetti obesi o diabetici che si sottopongono a chirurgia bariatrica, un altro tema di cui discuteranno gli esperti riuniti a Firenze. "Questo argomento è importante sia perché a oggi non ci sono indicazioni in merito, sia perché gli interventi di questo tipo sono andati progressivamente aumentando di numero negli ultimi anni", ha concluso Giustina.

Sabina Mastrangelo

TAG: VITAMINA D, OSTEOPOROSI, ENDOCRINOLOGIA, COVID-19

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