Farmacie, da distribuzione per conto e Case di comunità criticità da monitorare
Giornata di studio "Evoluzione del ruolo del Farmacista dopo la pandemia di Covid-19" per la 62° Assemblea generale dell'Unione Europea delle Farmacie Sociali (Uefs)
La distribuzione per conto, che rischia di relegare il farmacista al ruolo di puro dispensatore di prodotto e una riforma della sanità territoriale con Case di Comunità in cui le farmacie hanno faticato ad entrare ma non hanno ancora visto funzioni definite sono due criticità su cui si è portata l'attenzione durante la giornata di studio dal titolo "Evoluzione del ruolo del Farmacista dopo la pandemia di Covid-19" che ha seguito la 62° Assemblea generale dell'Unione Europea delle Farmacie Sociali (Uefs), svoltasi il 29 e 30 settembre a Pisa. A riportare alcuni passaggi significativi dell'incontro è Venanzio Gizzi Presidente Assofarm.
In tutta Europa venti favorevoli per la farmacia territoriale
La due giorni, commenta Gizzi, "è stata caratterizzata da un intenso scambio di esperienze e stimoli tra tutti gli appartenenti alla UEFS" e Assofarm ha potuto testimoniare l'avvio di processi di riforma potenzialmente rilevanti per la farmacia italiana. Le necessità emerse con la pandemia hanno spinto la sanità italiana verso una riforma che "non poteva più trascurare la farmacia territoriale, soprattutto a seguito dei meriti sul campo maturati". La pandemia ha dimostrato che "la Sanità italiana è capace di non essere seconda a nessun'altra. Siamo stati il primo paese in Europa a dover affrontare la dimensione massiva dell'epidemia e abbiamo trovato idee e forze per superarla. Oggi che la fase emergenziale sembra sostanzialmente terminata, dovremmo affrontare con pari orgoglio, determinazione e rigore la nuova fase strutturale". Sono stati presentati anche alcuni casi nazionali. "In Francia quasi il 90% delle farmacie ha dispensato vaccini anti-Covid. Un risultato straordinario in larga parte dovuto al fatto che già da anni le farmacie erano state attivamente coinvolte nelle campagne antinfluenzali. In Belgio invece, la figura del Farmacista di Riferimento (relativo alla possibilità che hanno i pazienti cronici di scegliere un unico farmacista che segua tutto il loro percorso terapeutico) ha giocato un ruolo determinante nella cura domiciliare e nella successiva riabilitazione dei cittadini ammalatisi di Covid. In sostanza, più il processo di integrazione della farmacia nei sistemi sanitari era già in fase avanzata nel momento in cui è iniziata l'emergenza, più la farmacia stessa ha potuto dare un contributo rilevante. Se dunque in tutta Europa, Italia compresa, si registra un vento in poppa per la farmacia territoriale, da Pisa è emersa la necessità di non disperdere il potenziale di questa forza motrice".
Dpc e Case di comunità criticità d amonitorare
Un primo "campanello d'allarme lo ha suonato il Presidente Fondazione Ricerca e Salute Nello Martini" che ha espresso i suoi dubbi sul fatto che "la Dpc sia il futuro della farmacia italiana". Un'opzione, ha detto Martini che "rischia di relegare il farmacista al ruolo di puro dispensatore di prodotto, e al contempo lo esclude dagli ambiti in cui si genera il vero e nuovo valore sanitario. Una maggiore integrazione della farmacia con il SSN non si gioca sul fronte distributivo del farmaco, ma su quello dispensativo di servizi terapeutici in collaborazione con gli altri professionisti della salute".
Altro elemento critico, emerso da "diversi interventi dell'incontro, potrebbe nascondersi proprio nella riforma che più di ogni altra dovrebbe invece sancire il pieno rilancio della farmacia. Quel grande progetto delle Case di Comunità nel quale le farmacie hanno faticato ad entrare e che, una volta presenti, non hanno ancora visto funzioni definite". "Concordiamo ormai tutti - afferma Gizzi - sul fatto che la farmacia territoriale debba ricavarsi il proprio ruolo nella dimensione demografica del progetto. Il bacino di utenza dei 50.000 cittadini non può garantire la prossimità delle Case di Comunità, tanto nelle città quanto a maggior ragione nelle aree rurali. Cosa che invece la pianta organica delle farmacie può fare e già fa. Colmare la distanza tra questa constatazione e una sua successiva formalizzazione operativa è però la sfida che impegnerà buona parte dei nostri sforzi futuri".
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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