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20 Gennaio 2023

Spesa sanitaria, Corte Conti: in aumento per effetto pandemia. Farmaci: alta spesa privata per brand


La Corte dei conti ha presentato al Parlamento la relazione sulla spesa sanitaria 2020-2021 dei servizi sanitari regionali. I dati sulla spesa farmaceutica

Nel biennio 2020-2021 la spesa sanitaria è in aumento, soprattutto in virtù degli effetti pandemici, ma l'Italia continua a spendere meno di altri paesi europei, pur reggendo il confronto nell'efficienza. Le maggiori risorse impiegate nella Sanità neol periodo Covid hanno interrotto il trend decennale di contenimento della spesa nel settore, con prospettive di ritorno ai livelli pre-pandemia, ma sono ancora ampi i divari tra le Regioni. Lo spiega in sintesi un comunicato stampa con riferimento a quanto afferma la Corte dei conti nel Referto (Delibera n. 19/SEZAUT/2022/FRG), che la Sezione delle Autonomie ha presentato al Parlamento sulla gestione finanziaria 2020-2021 dei servizi sanitari regionali.

Spesa sanitaria 2020 cresciuta dell'8,4%

Per la magistratura contabile c'è stata una gestione prudente "inizialmente caratterizzata da importanti percentuali di accantonamenti delle risorse aggiuntive per fronteggiare l'emergenza pandemica". Secondo le analisi della Corte, "il biennio 2020-2021 ha segnato una netta rottura di "trend", con una spesa sanitaria che, se si include il 2022, è cresciuta mediamente del 5%: oltre tre punti in più rispetto all'1,3% del valore medio del quadriennio pre-pandemico". La spesa sanitaria "in valore pro capite percentuale e a parità di potere d'acquisto è cresciuta, nel solo esercizio 2020, dell'8,4%. Una crescita consistente e, tuttavia, inferiore a quella di Regno Unito (20,2%), Germania (9,7%) e Spagna (9,5%), ad eccezione della Francia (5,0%). Gli effetti della pandemia non sono limitati ai maggiori costi, ma riguardano anche la riduzione della domanda e della fruizione di servizi sanitari già finanziati, per via delle restrizioni alla libertà di movimento, determinando costi cessanti di cui occorre tener conto".


Il monitoraggio della spesa farmaceutica per l'anno 2021

Nel 2021, scrive la Corte, "come dal 2015, la spesa farmaceutica convenzionata ha rispettato il tetto del 7% sul piano nazionale, essendo risultata pari al 6,54% del FSN di quell'anno, pari, in valore assoluto, a 7,9 miliardi e inferiore di 561 milioni al tetto predeterminato (8,5 miliardi)". Ma a livello di Regioni sette enti territoriali "non rispettano il limite di spesa": Campania (7,45%), Puglia (7,31%), Basilicata (7,28%), Lombardia (7,27%), Abruzzo (7,25%), Calabria (7,21%), Sardegna (7,04%).
"Appartengono, invece, al Centro-nord e al Nord gli enti nei quali si è rilevata l'incidenza di spesa più bassa. Tra le Regioni in piano di rientro, quattro si collocano nella fascia di spesa eccedente il tetto (Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria), mentre il Lazio (6,96% del FSR) e il Molise (6,41% del FSR) risultano averlo rispettato. L'incidenza sul FSR più bassa si riscontra in Veneto (5,32%), in Emilia-Romagna (5,14%) e nella Provincia autonoma di Bolzano (4,43%)".
La spesa per acquisti diretti (al netto dei gas medicinali) ) è stata pari al 9,36% del FSN, superiore quindi di 1,71 punti percentuali al tetto del 7,65% che, tutte le Regioni, con le sole eccezioni di Lombardia (7,50%) e Valle d'Aosta (7,38%), contribuiscono a superare; se a tale spesa si aggiunge quella per i gas medicinali (0,20% del FSN), solo la Lombardia risulta osservarne il valore programmatico complessivo, pari al 7,85% del FSN. La spesa farmaceutica complessiva è risultata essere pari a 19,5 miliardi, con un'incidenza sul FSN pari al 16,10%, superiore di 1,5 miliardi al tetto programmato di spesa (18 miliardi). Tutte le Regioni concorrono al superamento di tale tetto, con le sole eccezioni del Veneto (14,15%), delle Province autonome di Trento (14,04%) e di Bolzano (13,54%) e della Valle d'Aosta (13,13%).


Spesa privata per farmaci: 73% per acquistare brand a fronte di equivalenti

Il 2020 è stato caratterizzato da un "crollo delle compartecipazioni alla spesa sanitaria. Si è trattato - si legge nella relazione - di una riduzione complessiva del 21%, le entrate da pay back ridotte dell'11,4%, i pagamenti per superamento dei tetti di spesa farmaceutica ridotti del 24%, i ticket da specialistica ambulatoriale ridotti del 38,5% da 1357 milioni del 2019 agli 835 del 2020".
Per la Corte "il fenomeno non stupisce, viste le misure emergenziali che hanno drasticamente ridotto la stessa possibilità di recarsi negli ambulatori e perfino in farmacia" ma aggiunge che il "fenomeno non può essere attribuito interamente alla pandemia". Ci sono "elementi precedenti che hanno contribuito a ridimensionare le compartecipazioni, sia a livello nazionale, con l'abolizione del cosiddetto "superticket" dal 1° gennaio 2020, sia a livello territoriale" e cita alcune iniziative legislative regionali. "Le compartecipazioni complessive versate dagli assistiti, pari alla somma dei pagamenti del ticket fisso per ricetta, sommate alla quota di compartecipazione sul prezzo di riferimento, ammontano nel 2021, a 1.481 milioni di euro, in riduzione dello 0,43% rispetto al dato del 2020 (1.487 milioni); i dati Aifa evidenziano che gran parte di questa spesa privata, pari al 73,1% del totale (1.083 milioni in valore assoluto), è stata versata quale contributo per l'acquisto di farmaci di marca a brevetto scaduto rispetto al prezzo di riferimento dell'equivalente disponibile in commercio, mentre il ticket fisso per ricetta rappresenta solo il 26,9% dei versamenti complessivi (in valore assoluto, 398 milioni)".

La Relazione della Corte dei Conti
https://www.corteconti.it/Download?id=f3537856-4e2f-47c4-9ba4-443f812313f5

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