Terapie con plasma per Covid-19. L’impegno di Takeda in Italia
Con oltre 40 farmaci per malattie rare, il lancio di 17 nuove terapie e lo sviluppo di vaccini e terapie derivate dal plasma, Takeda amplia il suo portfoglio e il suo impegno in Italia
Con oltre 40 farmaci per malattie rare, il lancio di 17 nuove terapie e oltre 900 persone impiegate, Takeda Italia, con l'integrazione con Shire si rinnova e amplia il suo portfoglio e consolida un forte impegno in Italia per lo sviluppo di soluzioni terapeutiche per le terapie derivate dal plasma e vaccini, anche in risposta all'emergenza sanitaria legata al nuovo coronavirus. «L'Italia rappresenta uno dei mercati leader per l'azienda - commenta Rita Cataldo, amministratore delegato di Takeda Italia. Sono tre i pilastri su cui ci concentreremo: i centri produttivi d'eccellenza a Rieti e a Pisa, dedicati alla produzione di plasma derivati; gli oltre 900 professionisti impegnati nel garantire l'accesso alla salute; e le 17 nuove terapie che l'Azienda porterà ai pazienti italiani nei prossimi 5 anni. Inoltre, il nostro stabilimento di Rieti, subirà presto un nuovo importante impulso grazie all'approvazione di un investimento di circa 50 milioni di euro, che porterà la capacità produttiva a 4.0 milioni di litri di plasma l'anno entro il 2023».
Farmaci biotecnologici e lavorazione del plasma per Covid19
Il Gruppo, con sede generale in Giappone e con un fatturato aggregato superiore ai 30 miliardi di dollari, produce soluzioni terapeutiche nelle aree Oncologia, Malattie gastrointestinali, Neuroscienze, Malattie rare, Terapie derivate dal plasma e vaccini. In particolare, nel nostro Paese, Takeda è presente con un portfolio articolato e integrato di farmaci in: oncologia, gastroenterologia, diabetologia, cardiologia, urologia, ginecologia, gestione del dolore ed emostasi dei tessuti. Inoltre, nel campo delle patologie rare, l'Azienda è a fianco dei pazienti con malattie da accumulo lisosomiale, angioedema ereditario, disordini della coagulazione (emofilia A congenita con o senza inibitori, emofilia A acquisita, malattia di von Willebrand), immunodeficienze primitive e secondarie. Nell'area biotech d'avanguardia delle Terapie avanzate (Atmp), terapia genica, terapie cellulari e ingegneria tissutale rappresentano un importante filone di ricerca e sviluppo. Tra i recenti successi in questa area: il darvadstrocel, la prima terapia a base di cellule staminali mesenchimali approvata in Europa per il trattamento delle complicanze della Malattia di Crohn; il primo farmaco biotecnologico selettivo per combattere i meccanismi patologici alla base delle malattie infiammatorie croniche intestinali; e un farmaco ottenuto con la tecnica del Dna ricombinante per il trattamento della Sindrome dell'intestino corto che riduce e/o elimina la necessità di nutrizione parenterale in questi pazienti. Anche in ambito oncologico l'azienda ha sviluppo farmaci innovativi, tra cui il primo e unico inibitore orale del proteasoma per pazienti con mieloma multiplo, un anticorpo monoclonale per il linfoma di Hodgkin e una terapia target per il carcinoma polmonare ALK+. Oggi la pipeline dell'azienda in oncologia comprende oltre 15 molecole in diverse fasi di sviluppo clinico, che promettono risposte concrete per tumori ematologici e solidi. Infine, in risposta all'emergenza Coronavirus, il Gruppo ha avviato una collaborazione con altre aziende nella lavorazione del plasma per accelerare lo sviluppo di una potenziale terapia a base di immunoglobuline iperimmuni per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19. «Oggi - conclude Cataldo - Takeda mette a disposizione competenze e capacità ampliate nell'ambito della biofarmaceutica e della Digital Health con un unico obiettivo: garantire un futuro in cui l'accesso alla salute sia basato su trattamenti all'avanguardia per i pazienti ancora privi di soluzioni terapeutiche adeguate, servizi di home therapy, programmi di supporto e sistemi digitali innovativi».
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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