Emicrania. Migliorare l’aderenza terapeutica educando il paziente sugli eventi avversi
L'emicrania è diversa in ogni individuo e non tutti i farmaci funzionano allo stesso modo. Il farmacista può partecipare al processo di cura supportando i nell'aderenza ai trattamenti
L'emicrania colpisce circa il 12% della popolazione del mondo, solo in Italia ne soffrono sei milioni di persone, se non trattato o trattato senza successo, il dolore può durare parecchie ore e fino a diversi giorni e i sintomi possono diventare debilitanti. Poiché l'emicrania è diversa in ogni individuo non tutti i farmaci disponibili funzionano allo stesso modo e il farmacista può partecipare al processo di cura supportando i nell'aderenza ai trattamenti educando su come funzionano i farmaci e sui possibili effetti collaterali che si possono manifestare. A fare il punto con una sorta di "vademecum" recentemente pubblicato su Pharmacy Times è Kathleen Kenny farmacista di comunità in Florida con più di 25 anni di esperienza.
Sintomi debilitanti, fattori scatenanti e patologie sottostanti
L'emicrania colpisce circa 1 miliardo di individui, è caratterizzata da episodi ricorrenti di dolore su un lato della testa, ed è spesso accompagnata da nausea, vomito e/o sensibilità alla luce e ai suoni. Il dolore deriva dall'attivazione delle fibre nervose all'interno delle pareti dei vasi sanguigni delle meningi. Se non trattato o trattato senza successo, il dolore può durare parecchie ore e fino a diversi giorni. Inoltre, i sintomi possono mutare diventando spesso debilitanti. Sia gli adulti che i bambini possono soffrire di emicrania, ma gli individui di sesso femminile hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto al genere maschile. L'emicrania - sottolinea la farmacista - ha una componente genetica. Spesso i pazienti con emicrania hanno un membro della famiglia che soffre della stessa patologia. Se, ad esempio, un genitore ha l'emicrania, anche il suo bambino avrà il 50% di probabilità di averne. Tale percentuale sale al 75% se entrambi i genitori ne soffrono. Anche avere altre patologie possono aumentare il rischio di sviluppare la patologia. Queste includono ansia, disturbo bipolare, depressione, epilessia e disturbi del sonno. Inoltre, esistono anche molteplici fattori scatenanti che includono alcol, cioccolato, additivi alimentari come gluconato monosodico o nitrati, cambiamenti ormonali, farmaci come i vasodilatatori, affaticamento, tabacco, troppo poca o troppa caffeina, dormire poco o troppo e i cambiamenti meteorologici.
Trattamenti per sollievo dei sintomi: informare sugli eventi avversi
Per questa patologia non esiste al momento una cura definitiva, ma trattamenti che solitamente si concentrano sul sollievo dei sintomi e sulla prevenzione. Alcuni suggerimenti non farmacologici possono includere - spiega la farmacista - l'assunzione di liquidi, impacchi freschi o con del ghiaccio sulla parte posteriore del collo, sulla fronte o sulla sommità della testa, oppure riposare con gli occhi chiusi in una zona fresca, buia e tranquilla. Da non sottovalutare i cambiamenti nello stile di vita, che possono aiutare moltissimo a prevenire, ad esempio con la registrazione di alcuni comportamenti scatenanti, per evitarli in futuro. Anche tecniche di gestione dello stress e la perdita di peso possono avere un effetto benefico. Tuttavia, è spesso necessario un intervento farmacologico e solitamente la tempestività nel trattamento, dopo l'inizio dell'emicrania, è molto importante per l'efficacia della cura. Esistono diverse tipologie di farmaco ma, ad esempio, gli antidolorifici OTC contenenti paracetamolo, aspirina, caffeina e/o ibuprofene spesso funzionano bene. Naturalmente, - precisa la farmacista - i prodotti contenenti acido acetilsalicilico non devono essere somministrati a pazienti di età inferiore ai 19 anni a causa del rischio di sindrome di Reye. Se i pazienti stanno assumendo tali antidolorifici OTC per più di due giorni a settimana, dovrebbero essere rinviati al medico per uno trattamento farmacologico più specifico come i triptani, l'ergotamina, gli agonisti del recettore della serotonina (ditani), gli antagonisti del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (anti-Cgrp). Anche una terapia ormonale durante il ciclo mestruale può essere utilizzata per alleviare i sintomi. Ognuna di queste terapie farmacologiche può comportare eventi avversi specifici a cui il paziente va educato per migliorare la compliance. Ulteriori forme di trattamento da prendere in considerazione includono digitopressione, agopuntura, biofeedback, cura chiropratica, terapia cognitivo comportamentale, terapia craniosacrale e massaggi.
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico
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