Politica e Sanità
27 Febbraio 2019La sostenibilità e la dignità economica del farmacista collaboratore, in una situazione di mancati rinnovi del contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata, scaduto da sei anni, è messa sempre più a rischio, con ricadute, oltre che sulla condizione di vita attuale, anche sulla futura pensione. Dall'altra parte, la riforma dell'organizzazione del lavoro nelle farmacie e le sfide future della professione, da tutti ritenute necessarie in uno scenario in mutamento, non possono passare attraverso regole e riconoscimenti penalizzanti per il farmacista collaboratore, anima insostituibile in ogni farmacia territoriale. A lanciare l'allarme è il Conasfa, intervenuto all'indomani dell'ultimo incontro tra Federfarma e sigle confederali, che hanno riferito di una situazione di stallo. «Il perdurare di questa situazione, che vede non ottemperati rinnovi del contratto collettivo, naturali e doverosi, va a scapito della dignità economica del professionista», che ormai vive in una situazione insostenibile, ma anche delle prospettive future di «maturazione della pensione» perché in assenza di rinnovi, non c'è un adeguamento della busta paga, con conseguenti minori «versamenti anche sul montante contributivo» e un assegno che rischia di essere, in futuro, più magro. Oltre a questo, c'è poi una serie di aspetti che avrebbero la necessità di essere definiti, con maggiori paletti e tutele, più volte denunciati dal Sindacato unitario dei farmacisti non titolari, Sinasfa, tra cui la malattia, la situazione dei permessi, e così via. Mentre dall'altra parte, vengono messe sul piatto richieste difficilmente accettabili, come quella di una «ulteriore flessibilità, oltre a quanto già è in atto».
In questa situazione, non è chiaro, continua il Conasfa, «come si possano gestire trasformazioni così profonde». «Da diversi anni si parla di formazione e professionalità per offrire un servizio, a tutti i cittadini, sempre migliore, in competenza, disponibilità e accortezza nello scegliere i prodotti dedicati nella salute della popolazione. Concetti, questi, che oramai sono radicati nei modelli del capitale che si stanno importando e che sono ripresi anche dall'esperienza delle farmacie indipendenti, proposta da Federfarma (SFI)». In questo contesto, è quanto mai necessario che la parte datoriale capisca «che l'investimento più importante per le farmacie sono i farmacisti collaboratori, che devono essere formati, motivati, ma soprattutto retribuiti per la loro professionalità». Quando «si valutano realtà professionali e aziendali, è innegabile che una leva importante sia costituita dagli investimenti già avviati e da quelli futuri. Una valutazione, questa, che dovrebbe essere fatta anche in relazione al nostro comparto. Alla luce di questo, «in questi mesi Conasfa ha rinunciato a partecipare ad eventi pubblici in segno di protesta per la mancanza di attenzione e lungimiranza verso il pilastro del servizio e dell'azienda farmacia, il farmacista collaboratore, pur mantenendo allo stesso tempo la disponibilità al dialogo per facilitare il confronto tra i vari attori e portare soluzioni».
Francesca Giani
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